Trata e purazi per vivere
Una pesca antichissima la “Tratta” oggi quasi scomparsa ma non nei ricordi
Claudio tvò vni a fè la trata dmèn? (Claudio vuoi venire a fare la tratta domani?), mi diceva d'estate il nonno. Per me era una gioia e mi piaceva tantissimo questo tipo di pesca, attualmente vietata purtroppo.
Andavamo di sera insieme agli amici a San Giuliano mare, alla foce del fiume Marecchia. E mi non, possedeva una rete di ben 120 metri di forma rettangolare. Ci si preparava prima di iniziare la pesca: la rete, il moscone a remi, le bacinelle per la raccolta del pesce. Cminzem burdel (cominciamo bambini)!
Il moscone con a bordo la rete si allontanava circa 150 metri dalla riva, dopodichè la si gettava. Poi si tornava col moscone verso riva, tirando la rete che assumeva la forma del ferro di cavallo. Quando si arrivava verso la riva tiravamo le corde della rete a mano e raccoglievamo il pescato, che veniva subito selezionato e diviso in grosse bacinelle. Questa operazione veniva ripetuta più volte, facendo a turni per remare il moscone, essendo molto faticoso.
Il pescato a volte molto abbondante consisteva di gamberetti, sogliole, cefali, canocchie, a volte anche anguille di grosse dimensioni. La pesca suscitava, in noi bambini, bei ricordi, mentre per i capifamiglia si trattava di una cosa seria, perché serviva per sfamare la famiglia. I ragazzi partecipavano alla pesca lungo il molo, praticando la pesca a bilancia: grazie ad un rete di forma quadrata che veniva calato e sollevato tramite una piccola asta di legno, adatto alle loro forze ridotte. Molti di questi ragazzi poi sono diventati marinai riminesi.
Le donne invece raccoglievano lungo la spiaggia le vongole, specie dopo le burrasche, poi le conservavano attraverso semplici metodi, come facevano i nostri anziani.
Il pescato spesso diventava oggetto di scambio, per cui i si andava nelle campagne, dove i contadini erano ben felici di scambiarlo con frutta, verdura, conigli, polli e uova. Altre volte il pesce veniva venduto al mercato di Rimini dalle donne.
Claudio Cupi
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