La verità ti fa bene, lo sai?

RIMINI - Notizie opinioni - mer 16 dic 2009
di Giampaolo Proni

L’Italia delle ipocrisie

Come le bugie pietose bloccano il nostro progresso

Ho spesso indicato nell'ipocrisia uno dei maggiori problemi culturali dell'Italia. Ipocrités, in greco antico, significava attore. L'ipocrisia è la menzogna dell'attore, cioè condivisa e convenzionale, quella che tutti fingono di prendere per vera. Come il riporto, quella banda laterale di capelli che i calvi stendevano pietosamente sul cranio. Tutti vedevano che erano solo dei poveri fili di capelli, ma si fingeva educatamente che fossero una chioma.

Se ci fate caso, il riporto è scomparso. Sostituito dalla rasatura del capo (modello Crozza) o dal trapianto di capelli (modello Berlusconi). La moda ci insegna i cambiamenti culturali.

L'ipocrisia è infatti in via di estinzione. Perché era legata a codici piccolo borghesi. Nella nuova società globalizzata non c'è più spazio per le pietose bugie. Non c'è via di mezzo tra la brutale verità (la rasatura) e l'artificio (il trapianto di capelli).

L'ipocrisia è un indicatore importante della struttura di una società e ha una funzione precisa. Senza ipocrisia una società è più dura, così come lo sono le persone molto sincere. Sappiamo tutti quanto sia difficile sentirsi dire certe verità, e persino di più dirle. Tuttavia, quante volte una verità dolorosa ci ha aperto gli occhi? E' sempre un segno di intelligenza quando una persona accetta di ascoltare giudizi e opinioni scomode.

La brusca sincerità dei protestanti

Le culture di matrice protestante sono più rudemente sincere di quelle cattoliche. La prima volta che andai negli Stati Uniti mi capitò una sera di essere invitato a un party. Non ne avevo voglia, ma risposi che dovevo studiare. La persona che era con me mi chiese: “Devi studiare stasera?” “No” -replicai- “Ma non avevo voglia di andare” “E perché non hai detto che non ne avevi voglia?” Avevo mentito perché temevo di offendere chi mi invitava. Lo temevo perché in Italia la risposta “No, grazie, non ne ho voglia” verrebbe interpretata come un'offesa. Come vedete, è un circolo che si alimenta da solo. La nostra cultura considera socialmente preferibile mentire ma essere gentili piuttosto che dire la verità ed essere spiacevoli. La cultura protestante ritiene preferibile l'opposto. Così, un americano può tranquillamente affermare “Posso permettermi questa casa perché guadagno 150.000 dollari all'anno”, senza curarsi se voi a malapena arrivate a 30.000 euro. Perché è vero, perché paga le tasse e perché nella sua cultura si ritiene che le persone producano i loro redditi onestamente.

Il denaro è forse il punto sul quale la nostra ipocrisia raggiunge l'apice.

Mentre in molti paesi la domanda “Quanto guadagni all'anno?” è una domanda come un'altra, in Italia è ritenuta imbarazzante quando non oltraggiosa.

Il tabù dei soldi

Questo tabù del denaro è legato alla doppia cultura cattolica e comunista. Per la prima il denaro è qualcosa che allontana dal paradiso (“è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli”, Matteo, 6, 24), per la seconda è un reato. Il denaro deve essere limitato a quanto necessario alla sopravvivenza. Lusso e accumulo di ricchezza sono peccati o ingiustizie. In futuro, penso infatti che il comunismo sarà considerato una forma di eresia cristiana. Il protestantesimo, in particolare il calvinismo, come ha scritto Weber, ha contribuito a creare le condizioni per un cambiamento. E in Italia non c'è mai stata la Riforma protestante. La differenza è significativa. Le culture cattoliche vedono nell'eccessiva ricchezza la ricerca di potere e piacere. Per le culture protestanti il capitalista vero è invece colui che ottiene la massima soddisfazione dal conseguimento del profitto in sé, non dai piaceri che può procurare. Il profitto senza peccato è dunque virtuoso. La cosa curiosa è che i ricchi delle due culture si uniformano alle rispettive definizioni. I ricchi cattolici dissipano denaro in piaceri e potere. I ricchi protestanti lo accumulano divenendo avari, avidi e solitari. Berlusconi e Billy Gates sono le versioni moderne di questi modelli. Ma si tratta ovviamente di modelli: la realtà è molto più complessa e meno categorica. Il protestantesimo ha le sue ipocrisie come il cattolicesimo le sue limpide verità.

L’Occidente ha il dovere di essere coerente

Detto questo, torniamo a un discorso fatto più volte: il modello occidentale di economia e di società è uscito dall'Europa della Riforma, ed è questo modello che ha dato vita alla democrazia e al mercato così come li conosciamo. Nel momento in cui l'Occidente si propone al mondo intero come riferimento socio-culturale, e non più come unico potere economico e militare, la sua coerenza assume importanza sempre maggiore proprio perché la sua forza diminuisce. In questo quadro il nostro eccessivo tasso di ipocrisia blocca la nostra evoluzione. E lo vediamo nel fatto che non riusciamo né a uscire dal fango né a sguazzarci spensieratamente.

commenti

Bell'articolo, ma amaro.

scritto da Ingmar
lun 15 feb 2010 ore 16:31:51
Beh, da un certo punto di vista sono d'accordo, io mi "scontro", qualche volta nel dire semplicemente che non ne ho voglia, preferisco perdere un po' di tempo a precisare che non c'è niente di personale in quel mio rifiuto e spiegare il perchè della mia indisposizione che inventarmi una scusa, perchè penso che tradirei l'umanità e la capacità di comprensione del mio amico o conoscente, spiego semplicemente che quella determinata occasione sociale non mi ispira, al momento o sono stanco non mi sento pronto, etc. Sui soldi però, sono d'accordo sul principio, il fatto è che l'accumulare per il superfluo lo trovo personalmente irrispettoso verso chi non ha il necessario, non apprezzo proprio il valore che la società da al denaro, quasi a chiamarti più o meno vincente o perdente secondo quanto ne hai. Il principio è che il denaro rappresenta lavoro cristallizzato, crediti di servizio liberamente scambiabili ovvero: una determinata quantità di denaro corrisponte al fatto che tu hai scambiato una quantità di lavoro corrispondente a quel valore che a tua volta potrai scambiare e dividere in altrettanti servizi all'interno del valore, diciamo che tu hai 100 e puoi spendere in 3 servizi dal valore di 33 o uno da 50 e altri due da 25, etc. Questo valore, secondo i capitalisti gaudenti si avvale della legge di Lavoisier, ma così non è, per via del potere contrattuale e delle differenze tra chi si trova in stato di necessità e chi no chi ha già un'enorme fetta di mercato e chi no. Questo inficia il deterrente della concorrenza (sempre volutamente confusa, poi con la competizione).
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