La violenza č da condannare, punto e basta

RIMINI - Notizie satira - mer 16 dic 2009
di Nando Piccari

L’aggressione a Berlusconi

Ha torto marcio sia chi giustifica sia chi va in cerca di mandanti

L'aggressione di Berlusconi a Milano va condannata, punto e basta; ed è giusto che i primi a farlo siano coloro che non smetteranno di considerarlo un ricco attaccabrighe da condominio circondato da super-pagati dottor Stranamore, da fermare però non “con ogni mezzo”, ma con “tutti gli strumenti della democrazia”. Detto questo, non sarà l'idiozia dei distinguo di Di Pietro a giustificare la “caccia al mandante” del pazzoide di chiara fama che l'ha aggredito; un caccia già cominciata nelle caverne redazionali di “Libero” del “Giornale”. Né saranno le probabili vignette di Vauro a legittimare il protrarsi del lamentoso «Ce l'hanno tutti con me» a cui Berlusconi è già ricorso di fronte al sarcasmo e all'indignazione di mezza Italia e di tre quarti d'Europa per quel suo delirio di Bonn, di fronte all'allibita Merkel: una concitata esaltazione dei propri testicoli, dolorosamente offerti alla patria per fare argine al Partito dei Giudici, l'ultima delle reincarnazioni che il comunismo sta tentando dall'aldilà.

Per rendere credibile la bufala dell'Influenza A, hanno ingaggiato Topo Gigio; per convincerci che tutti ce l'hanno con lui, Berlusconi potrebbe allora assoldare Calimero. Anzi, siccome ama le gag, può lui stesso travestirsi come il celebre pulcino: basta solo che colori di bianco la calotta posticcia che porta in testa ed è bell'e pronto per cantilenarci, col birignao da “cumenda lumbard”, il fatidico “fanno così perché loro sono di sinistra e io sono piccolo e ricco. È un'ingiustizia però!”

Anche Gianfranco Fini da giorni non fa che lamentarsi. Non sa darsi pace per non aver potuto incrociare nemmeno uno dei big riminesi del “suo partito” in occasione della recente venuta al Salone della Giustizia. Lui ha il sospetto sia stato Berselli a rinchiuderli nello stanzino delle scope, perché non gli facessero ombra in quella giornata di sua meritata gloria. Invece erano rimasti a casa per rappresaglia contro i continui richiami di Fini alla Costituzione, che tanto offendono il Berlusca. Mancavano così Pizzolante, Bettamio, Lombardi e tutti gli altri; compreso Renzi, il quale può ora riesumare tutte le “robacce” che una volta, da delfino riminese di Pino Rauti, era solito dire del “rinnegato” Fini.

P.S. Nell'improbabile eventualità che il Card. Bertone legga “Chiamami Città”, mi scuserà se lo cito di nuovo. Quando l'altro giorno ha difeso il Vescovo di Milano, volgarmente insultato perché sull'immigrazione non si rifà al marciume culturale della Lega, ho creduto che in quelle sue parole ci fosse un tacito pentimento per l'involontario assist che aveva fornito alla xenofobia leghista quando ricevette in pompa magna Bossi in Vaticano. Due giorni dopo, invece, ecco un altro suo regalino alla Lega: «Il presidio del territorio, che era una volta appannaggio di vescovi e parroci, oggi è della Lega, una forza politica fortemente radicata sul territorio.»

Non ci si aspetta certo che Bertone bolli i razzisti col felice epiteto usato da Fini. Ma almeno non faccia i salamelecchi ai giullari della fede che sbraitano col crocefisso in mano, ma poi adorano il dio Po e si sposano col rito celtico. Il loro ecumenismo è ispirato da Calderoli, che minacciò di portare un maiale al guinzaglio a urinare sul terreno destinato ad una moschea. Se l'avesse fatto sul serio, sarebbe stato difficile riconoscere chi dei due fosse il leghista.  

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