Mai pił senza cane da borsetta

RIMINI - Notizie satira - mer 16 dic 2009
di Lia Celi

Ultimo grido o ultima spiaggia?

Una moda lanciata da Paris Hilton che attecchisce anche da noi

Prima di bollare la moda del cane da borsetta come l’ennesima prova che l’Occidente si è definitivamente bevuto il cervello, fermiamoci un attimo. Siamo sicuri che sia un’idea così balorda? E’ noto che le borse femminili sono talmente caotiche che per recuperare le chiavi o il portafoglio ci vuole un segugio. E siccome è difficile convincere un segugio in una borsetta, bisogna miniaturizzarlo. Il guaio è che a volte nella borsetta rischia di perdersi pure il cane (quindi, se vedete delle signore con la testa infilata nella borsetta che chiamano disperate Cicci o Puffi, non telefonate al 118 – probabilmente stanno solo cercando il cagnolino. In genere è rimasto intrappolato nella trousse da trucco, e quando riemerge è tutto sporco di rossetto).

Il cane da borsetta, inoltre, può azzannare il polso dell’eventuale borseggiatore o scippatore, costringendolo ad abbandonare la presa. Senza contare che, se ha tutto in proporzione, il cane da borsetta campa con una scatola di crocchette all’anno e produce gestibilissime cacchine grandi sì e no come un bottone. A questo punto, anche quelli di noi che solitamente spernacchiano le signore riminesi quando si mostrano reciprocamente i loro mini-botoli e fanno a gara a chi ce l’ha più piccolo, cominceranno a ricredersi, e magari a vedere nel cane da borsetta il regalo ideale per mamme, mogli o fidanzate.

Disgraziatamente, a dispetto delle apparenze, il cane da borsetta è effettivamente un’idea balorda. E lo si capisce da due indizi: 1) a lanciare la moda è stata Paris Hilton; 2) «cane da borsetta» è l’eufemistica traduzione delle espressioni inglesi «toy dog» o «teacup pup»: cane-giocattolo, o cucciolo da tazza da tè. Un gingillo, un accessorio animato, più inutile dei cagnolini seicenteschi che almeno si addossavano le pulci delle loro padrone, anche sicuramente meno inutile di Paris Hilton. Il vero scopo del cane da borsetta non è stare nella borsa che già possiedi, ma obbligarti a comprare un’apposita borsetta da cane da borsetta, più un sacco di altri costosi accessori per mitigare le sofferenze quotidiane di un esserino fragilissimo, frutto di incroci genetici spericolati, quando non di parti prematuri pilotati da allevatori senza scrupoli.

Eppure è così commovente vedere la dedizione delle signore riminesi, di solito così toste e pratiche, verso queste fragili creaturine, l’entusiasmo con cui si scambiano gli indirizzi dove procurarsele, la tenerezza con cui se le stringono al décolleté, prima di riporle premurosamente nella firmatissima dog-bag con oblò, destinata quasi sicuramente a sopravvivere al suo inquilino (i teacup pup vivono quattro-cinque anni meno di un cane normale). Le amiche invidiose, dopo aver calcolato che fra borsa e cane fanno a occhio e croce tremila euro, corrono a fare un giro sulle bancarelle dei cinesi: chissà mai che ci sia già una dog-bag taroccata, da cui spunta una finta testina di cane. Trenta euro al massimo, e da lontano sembra vera.

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