Diploma tecnico significa lavoro sicuro

RIMINI - Notizie attualità - mer 16 dic 2009
di Stefano Cicchetti

Una ricerca di Buonlavoro CNA conferma i dati nazionali

A tre anni dalla maturità oltre il 93 per cento di chi ha frequentato l’Itis di Rimini ha trovato un’occupazione

Chi sceglie gli studi tecnici trova lavoro più facilmente. La conferma, l’ennesima, arriva da una ricerca a campione svolta da BuonLavoro CNA sui ragazzi che si sono diplomati all’Itis “Leonardo da Vinci” di Rimini. Ebbene, fra coloro che hanno scelto di non continuare gli studi, a soli due mesi dall’esame di maturità una media del 16 per cento ha già trovato un’occupazione. Percentuale che sale rispettivamente al 32 e al 26 per cento per chi ha seguito gli indirizzi di elettronica e meccanica. Ancora più eclatante il dato a tre anni dal diploma: ben il 93,3 per cento dei periti usciti dall’Itis riminese ha un lavoro.

Numeri che non stupiscono il preside dell’Istituto, Roberto Monacchi: “Questi dati – commenta – sono in linea con quelli nazionali. Il fatto è che nel mercato italiano del lavoro i diplomati in materie tecniche vanno letteralmente a ruba. Di più: rispetto alle esigenze delle imprese, ne mancano addirittura 70-80 mila”. Una carenza dovuta alla storica sottovalutazione, da parte delle famiglie ma non solo, che l’istruzione tecnica ha sempre dovuto scontare nel nostro Paese.

Il preside Monacchi invita a porre attenzione anche agli altri risultati della ricerca. Infatti, solo la metà dei diplomati Itis va subito a lavorare. Il restante 50 per cento prosegue gli studi ed è interessante considerare da quale indirizzo provengono e quali facoltà vanno a scegliere. Dunque, ben il 78 per cento di chi ha studiato chimica si iscrive ad un ateneo, seguiti dal 58 per cento degli ex allievi dell’indirizzo informatico. E non si tratta di facoltà “leggere”, tant’è vero che la maggioranza va a misurarsi con gli studi di ingegneria, a sfatare un altro luogo comune secondo il quale gli istituti tecnici non fornirebbero una preparazione adeguata per sostenere i corsi universitari. “Non solo – aggiunge il preside – si può vedere anche la notevole coerenza che si riscontra nel percorso di studi, soprattutto quelli che riguardano gli indirizzi di chimica ed elettronica: i primi nell’86 per cento dei casi e i secondi nel 70 per cento compiono studi universitari nei medesimi campi”.

Anche il lavoro svolto è di solito conseguente al corso di studi: addirittura nel 100 per cento dei casi per chi si è diplomato in elettrotecnica e automazione, nel 42 per cento per elettronica; solo l’indirizzo di meccanica porta a occupazioni meno coerenti.

Vista la sua importanza, di cosa avrebbe bisogno l’Itis di Rimini per continuare a svolgere le sue funzioni formative e, se possibile, migliorarle? “Senza dubbio avremmo necessità di potenziare i nostri laboratori – risponde il professor Monacchi – ne abbiamo 22 e ovviamente svolgono un ruolo fondamentale nella formazione dei nostri allievi. E sono costosi, perché le attrezzature, dai computer alle apparecchiature elettroniche, devono essere costantemente aggiornate, se non si vuol restare indietro rispetto a progressi tecnici che sono rapidissimi. Oggi un terzo delle spese per i laboratori sono sostenuti grazie ai contributi volontari delle famiglie, che consistono in 82 euro a studente. E’ chiaro che non possiamo andare a chiedere uno sforzo ulteriore ai genitori”. Il che chiama in causa le scelte dei governi ma anche quelle delle imprese private, soprattutto le più grandi, che all’estero investono molto di più sulla scuola. Insomma, il solito problema delle risorse per la ricerca: tante belle parole, ma quando si tratta di passare ai fatti…

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