E per Natale un po' di golosa autarchia

RIMINI - Notizie il taccuino della tavola - mer 16 dic 2009
di Michele Marziani

Proviamo ad immaginare un pranzo delle feste o un cenone tutto a base di prodotti locali?

Magari scopriamo pure qualche sapore dimenticato...

È interessante ragionare intorno alla crisi anche per vedere come gli altri la affrontano. In Svizzera le cose non vanno troppo bene, come nel resto dell'Europa. In più gli svizzeri pare soffrano, economicamente, di essere esterni all'Unione Europea. Però fanno fronte alla crisi sostenendo i consumi interni: cioè comprano svizzero, in modo che le loro aziende si sostengano in attesa di tempi migliori. E lo fanno con coscienza. È il contrario della globalizzazione: si acquistano le cose di casa, si parte così, sostenendo il proprio territorio. Ad applicarlo all'Italia e al settore enogastronomico viene da sorridere: la maggior parte delle persone non sanno né vogliono sapere da dove vengono le cose che mangiano. Ecco, noi invece vogliamo provare ad acquistare cose buone, di stagione, locali. A partire dalle materie prime per organizzare pranzi e cene per le imminenti festività. Bene, il latte si può trovare fresco, buonissimo, crudo, nei diversi distributori che ormai sono a ogni angolo di strada. Una piccola rivoluzione. Formaggi pecorini, di fossa, vaccini freschi come lo squacquerone, ricotte, se ne producono di ottimi, soprattutto in Valconca. Dalla stessa valle ma anche da mulini storici della Valmarecchia, provengono farine sopraffine, di grano, di farro e di mais. Ci impastate di tutto, dalla sfoglia ai dolci. Per condire, l'olio extravergine d'oliva delle colline riminesi è uno dei più buoni d'Italia e quindi del mondo. Nei pascoli e nelle stalle del Montefeltro si trovano agnelli e capretti, nelle vallate dell'entroterra vengono prodotte carni bovine sopraffine, comprese quelle di alcune delle principali razze italiane: Chianina, Marchigiana e Romagnola. Nelle aie sono tornati polli e galline di razza Romagnola, animali ruspanti, refrattari agli allevamenti, ovaiole dalle uova candide e dal tuorlo enorme, gioia di chiunque voglia tirare una sfoglia gigante. E che dire di capponi, oche e altri animali da cortile che, per fortuna, ricominciano ad essere allevati alla maniera antica, come uno di famiglia? Come il vecchio maiale di casa, anche lui tornato in auge, sotto forma di carni, salumi e prosciutti di Mora Romagnola, lo storico "baghino" nero delle campagne. Lo strutto morbido è condimento per piadine, ma anche base per ragù e, chiudano le orecchie gli schizzinosi, ottimo grasso da frittura, specie per i dolci. Come non ricordare poi i legumi, i fagioli, le cicerchie, i ceci? E le patate delle colline? E gli ultimi tartufi della stagione con prezzi in picchiata? E le verdure degli orti che si trovano ogni giorno nei mercati o nei mercatini settimanali degli agricoltori? Poi il pesce: l'Adriatico sta offrendo in questo autunno 2009, pesci prodigiosi e golosi per tutte le tasche (con una certa propensione, questo va detto, per le tasche più piene). Si può mangiare locale, localissimo, ai massimi livelli e pure bere bene, con vini che stanno piano piano scalando le vette delle guide, ma che se non le scalano sono comunque buoni, appassionanti, adatti a brindisi fatti tra i buoni sapori di casa. Cosa manca? Il caffè, ma per quello c'è il mercato equo e solidale. Un solo rimpianto: non aver mai assaggiato il riminesissimo Torrone Rossi di cui mi hanno narrato meraviglie. Non si fa più, mi dicono. Ci consoliamo con un cucchiaino dei grandi mieli dell'Appennino riminese. Ecco cosa ci ha portato Babbo Natale: l'Appennino, i sette comuni della vallata del Marecchia. 

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