La medaglia nella Rocca
Alla scoperta del vero tesoro di Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini
Pier Giorgio Pasini nel suo ultimo libro edito dalla Banca Valconca racconta e illustra l’arte di Matteo de' Pasti
Ogni leggenda nasconde qualcosa di vero, e così è anche per quella sul tesoro di Sigismondo Malatesta. In epoche diverse fino alla nostra, semplici cittadini, nobili e perfino i reggenti veneziani - che acquistarono la nostra città nel 1500 da Pandolfo IV “il Pandolfaccio” - cercarono le ricchezze nascoste del signore di Rimini. La ricerca, per quel che ci è dato sapere, non ha mai avuto successo. Diverse cronache del tempo ne hanno fatto cenno, già subito dopo la morte di Sigismondo nel 1468, e diversi sono i castelli indicati come possibili luoghi adatti a nascondere il tesoro. Quello di Montefiore è tutt’ora il più accreditato. Sono state fatte negli anni ricerche anche approfondite in quella costruzione, con particolare insistenza nella torre così detta del Diavolo colpita da un fulmine attirato “sicuramente” dall’oro e dall’argento. Di ricchezze Sigismondo ne aveva accumulate molte nella sua vita come capitano generale delle milizie della Chiesa, di Firenze e di Venezia. La sua fama di abile condottiero era conosciuta in tutt’Italia e i suoi servigi richiesti e ben pagati. Di questo parla - distinguendo con chiarezza gli elementi folcloristici da quelli storici - il primo capitolo del bel libro di Pier Giorgio Pasini “Il Tesoro di Sigismondo e le medaglie di Matteo de Pasti” edito dalla Banca Popolare Valconca. L’autore già alla fine di quel capitolo appaga almeno in parte la nostra curiosità sul tesoro nascosto, dandoci un’interpretazione della leggenda e aprendo nel contempo una finestra sull’arte di Matteo de' Pasti e il desiderio di fama imperitura di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Questi faceva nascondere nei muri degli edifici da lui costruiti delle medaglie – “una usanza del tutto nuova”, forse suggerita da Leon Battista Alberti - che non avevano, allora, nessun valore venale ma sarebbero state testimonianza negli anni a venire della sua opera e grandezza.
Matteo de Pasti arrivato a Rimini fra il 1446 e il 1449 già con la fama di “uomo di cultura, intendente d’arte e medaglista” diviene amico e confidente di Sigismondo ponendo la sua maestria al servizio del suo signore. A Rimini rimase tutta la vita fino alla morte. Pasini ripercorre le tappe più importanti della sua arte con uno studio approfondito sulla medaglistica del rinascimento fra scultura e miniatura, sul perché a volte non vi è la firma dell’autore o perché le date non corrispondono a quelle della loro fattura. L’apparato illustrativo del libro è molto curato con servizi fotografici specifici. Si sono riprodotte le immagini di numerose medaglie pastiane - ritrovate in edifici malatestiani e quindi autentiche - dove si può ben osservare la grande capacita scultorea dell’autore. In una parte del volume sono riportati i luoghi, le date e circostanze dei ritrovamenti. Il libro di Pasini riesce a unire il rigore della ricerca al piacere della lettura, così che ogni lettore riminese o di altro luogo può apprendere l’arte della medaglistica di Matteo de' Pasti e conoscere il passato di una città che ha saputo essere una delle protagoniste non minore dell’arte del ‘400. Il vero tesoro di Sigismondo non occorre cercarlo lontano, lo vediamo tutti i giorni: il Tempio Malatestiano, uno dei simboli più importanti del rinascimento. Periodo in cui “a Rimini in quel grande atelier costituito dalla corte malatestiana” vi è la presenza contemporanea di Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Agostino di Duccio e lo stesso Matteo de' Pasti e questi erano solo gli artisti maggiori.
La Banca Valconca con questo ultimo suo libro arricchisce la collana (sono 18 i titoli) di autori, scrittori, studiosi, storici che parlandoci dei diversi aspetti della nostra terra hanno contribuito a farla conoscere e amare non solo ai suoi abitanti.
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