Tosca, quando l’amore è solo un episodio di passaggio
Una produzione di Rimini e per Rimini messa in scena dal regista Ivan Stefanutti
L’opera di Puccini all’Auditorium il 1° e il 3 gennaio
Dopo la tetralogia dedicata a Verdi si bissa con Puccini per il saluto riminese al 2010. Ad aprire l'anno, per l'ultima volta all'Auditorium congressi di Rimini, sulla scia del successo della Bohème, sarà, infatti, la Tosca del compositore lucchese magistralmente messa in scena da Ivan Stefanutti (1 gennaio ore 17.30 e 3 gennaio ore 21). Una prima assoluta prodotta ex novo dall'Associazione culturale Atto Primo Rimini in Musica con la collaborazione del Comune di Rimini che vede protagonisti, oltre all'ormai affezionato regista, il Coro Lirico Amintore Galli e l'Orchestra Camerata del Titano diretti dal Maestro Matteo Salvemini.
Tosca è considerata l'opera più drammatica di Puccini, ricca di colpi di scena e di trovate che tengono lo spettatore in costante tensione. Il discorso musicale si evolve in modo altrettanto rapido, caratterizzato da incisi tematici brevi e taglienti, spesso costruiti su armonie dissonanti a scandire le impavide gesta del protagonista, il sadico barone Scarpia. «Tosca si potrebbe oggi paragonare a un film d'azione - commenta il Maestro Salvemini - Ha un ritmo moderno, cinematografico: tutto si svolge a una velocità impressionante e la musica dà una spinta emotiva pazzesca».
Il regista dell'opera, Ivan Stefanutti, è anche il creatore dei costumi e delle scenografie realizzate, in anteprima anch'esse, nel laboratorio di scenografia del Teatro Stabile di Rovigo. A lui che lavora in produzioni di livello europeo e spazia dalla lirica all'opera contemporanea, passando per cinema, teatro, musical e balletto chiediamo ironicamente cosa ci faccia ancora a Rimini...
«Quello che ho intessuto con Rimini è un connubio artistico e umano molto soddisfacente. La Tosca è una produzione di Rimini e per Rimini, tanto più che paradossalmente il designer che ha prodotto le immagini virtuali che si aggiungono alla scenografia costruita, Ezio Antonelli, è di Verucchio. Si è creato dunque un circolo interessante».
Riguardo alla scenografia, cosa l'ha ispirata e cosa ci dobbiamo attendere?
«È una Roma del 1800 molto gotica, fatta di spie, di persone che scrutano e che non consente a nessuno di essere libero. Il perno della vicenda è la sopraffazione quindi l'atmosfera è lugubre, nera, fatta di desideri malsani e tragici epiloghi, dove l’amore è solo un episodio di passaggio e dunque anche le sue suggestioni».
Come ha lavorato sull'opera e sul libretto?
«Ho inserito un punto di vista molto personale, non modificando l'ambientazione ma apportando una narrazione e un linguaggio più realistici, più contemporanei».
Un doppio plauso dunque all'organizzazione sia per il fatto che da sette anni fa rivivere l'opera nella nostra città accrescendo il nostro patrimonio culturale, sia perchè il ricavato netto delle due serate sarà devoluto all'Istituto Oncologico Romagnolo.
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