Il nostro indispensabile “pesse”

Rimini - Notizie Borgo San Giuliano - mer 16 dic 2009
di Luca Vici

 

Il grande affare della pesca si sviluppò a fine ‘500

I marinai erano addirittura obbligati a lavorare così che Rimini fosse sempre rifornita

Gli antichi Romani apprezzavano moltissimo il pesce, mentre nel Medio Evo il suo gradimento crollò, anche per via di errate considerazioni “mediche”: i sapienti di allora ritenevano infatti che “l’umor freddo” delle creature marine fosse dannoso per l’uomo.

Ovviamente in tutte le città di mare la pesca non si arrestò. Ma si trattava attività costiera e mai d’altura, comunque regolata dagli statuti comunali e debitamente tassata. Risale al 1475 una concessione rilasciata da Roberto Malatesta a Opizzone da Ravenna per ll’appalto dei dazi del comune di Rimini tra i quali rientrava anche “il dazio del pesse da terra”. Tale imposizione era dunque indirizzata ai pescatori locali, mentre il “datio del pesse forestiero” colpiva gli “stranieri”, soprattutto di Chioggia e Burano, che pescavano nelle nostre acque e vendevano al mercato di Rimini.

L’evasione fiscale era un problema anche allora. Per agevolare la riscossione, il pescato poteva entrare in città solo da Porta Marina (o “dei Cavalieri”) e venduto esclusivamente nella piazza della Fontana (piazza Cavour). La vendita era a peso (“alle bilanze”), dopo la cernita e “purgato da vilumara, alga e altra immondizia”.

Agli equipaggi (“paroni”, “padrozanti”, “marinari”, “partionevoli”, “grancini”), era consentito trattenere, esente da dazio, fino ad una libra e mezzo di “pesse” a persona per il proprio consumo.

I precetti sui giorni “di magro” del Concilio di Trento e una scienza che iniziava a riconoscere le proprietà benefiche del pesce, nel tardo ‘500 riportarono in auge il suo consumo. Di più, il pesce divenne alimento di prima necessità, tanto che i pescatori erano obbligati a uscire in mare così che la città fosse sempre rifornita. In particolare dovevano rimanere perennemente in attività durante la quaresima e nei giorni di vigilia, di venerdì e sabato, meteo permettendo.

I prezzi di vendita erano “politici”, fissati dall’autorità con un minuzioso tariffario allegato al capitolato d’appalto.

Fonte: Maria Lucia De Nicolò, Rimini marinara

 

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