NicoNote, lucidamente schizofrenica

RIMINI - Notizie cultura - mer 02 dic 2009
di Carlotta Frenquellucci

L’artista riminese di ritorno dalla Francia presenterà “Fever 103°”

Aperte le iscrizioni al suo laboratorio di studio sulla voce

Domenica 13 dicembre al Mulino di Amleto, nell'ambito della rassegna"La nube di Oort", Nicoletta Magalotti aka NicoNote - performer e metteur en scene, artista outsider della scena internazionale- presenta il suo spettacolo di musica e poesia"Fever 103°", concerto per voce cd dischi e laptop. Sempre al Mulino di Amleto dall’11 al 13 dicembre terrà il laboratorio “Strumento voce / immaginazione”, workshop di studio sulla voce. NicoNote ora è in Francia con"Rhapsody - alfabeto in sogno", concerto per la scena appena presentato al festival Vie scena contemporanea di Modena. Nonostante la distanza e gli impegni, presenta ai nostri lettori il suo nuovo progetto: « Fever 103° ha un pieno spirito performativo più che teatrale. C'è spazio per momenti di schizofrenica quindi non lineare energia vocale che sorprenderà e forse anche disturberà chi si aspetta qualcosa di "gradevole". Nella semplicità di uno studiolo a bassa risoluzione, senza artifici, un'artista mischia i suoni, propone voci da ascoltare anche ad occhi chiusi, anzi, da sentire più che ascoltare... ».

Qual è il significato del titolo dello spettacolo?

«Fever 103° è il titolo di una lirica di Sylvia Plath e in italiano significa febbre a 41. Una temperatura molto alta che ben descrive la poetica dello spettacolo: fremiti e sobbalzi, una febbricitante e dissonante situazione che permea un quotidiano frammentato da
samples di suono che si susseguono senza interruzione».

Nella tua ricerca sperimentale che forma assume Fever 103°?

«La forma è quella di un concerto in consolle, un grande tavolo da lavoro, laboratorio artigianale di samples sonori dove mi muovo come se fossi a casa, nel mio laboratorio segreto per proporre una suite musicle dedicata alla scrittrice americana».

Qual è il tuo modo di omaggiare Sylvia Plath?

«A partire da questa suggestione caleidoscopica di questa lirica, che viene evocata più che detta, si susseguono brani che sorgono da improbabili paesaggi sonori che vanno dalla tecno alla house
all'acustico e che riecheggiano il suono della pioggia e del temporale a segnalare uno stato emotivo instabile che è quello più intimo della scrittrice suicida».

Come nasce la selezione musicale che si intreccia con la parola poetica?

«La parte letteraria è un testo sotterraneo ed evocativo che permette di citare e celebrare diversi stati musicali e dell'esistere. Ad esempio, l' alta evocatività della poesia shakesperiana mi ha permesso di musicare "La dodicesima notte" in "If musica be the food of love". E poi le covers da "Love me tender" di Elvis Presley a "In a manner of speaking" dei Tuxedomooon, passando per "Listen over the ocean"dei Violet eves. Una cavalcata attraverso tanto materiale che ha come fil rouge un' interiorità scura e malinconica, lucidamente schizofrenica».

Prenotazioni per lo spettacolo e iscrizione al laboratorio: Mulino di Amleto, via del Castoro 7 (zona Grotta Rossa) tel. 0541.752056 – info@banyanteatro.com

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