Intervista a Giancarlo Ciaroni presidente di Lega Coop Rimini

RIMINI - Notizie attualità - mer 02 dic 2009
di Stefano Cicchetti

Piccoli investimenti diffusi contro la crisi”

L’economia reale boccheggia anche da noi e gli enti pubblici dovrebbero sostenerla: “E’ la stessa filosofia delle rottamazioni: se funziona con l’auto perché non applicarla anche a vantaggio delle piccole imprese?

Un piano di piccoli investimenti diffusi per tenere a bada la crisi. E’ quanto chiederà Lega Coop durante un incontro fissato per l’11 dicembre con gli enti locali. Perché l’economia non va, nemmeno nella nostra provincia dove la recessione pare morda meno che altrove. E Giancarlo Ciaroni, presidente di Lega Coop Rimini, non nasconde la sua preoccupazione sul futuro e avanza delle proposte per affrontare il momento più buio degli ultimi sessant’anni.

Ciaroni, cosa sono i piccoli investimenti diffusi e perché li chiedete?

Perché c’è urgente bisogno di dare ossigeno alla nostra economia che ormai sta davvero boccheggiando. Secondo noi, gli enti locali dovrebbero dare via libera ad una serie di commesse, anche piccole, ma appunto diffuse sul territorio. Non basta che a livello nazionale si sblocchino 8 miliardi di grandi opere: a parte che sull’immediato se ne potrà spendere solo 1 miliardo e mezzo, ciò che occorre è rimettere in moto il tessuto delle imprese locali, che stanno soffrendo di più delle grandi e non godono dei loro vantaggi”.

C’è sempre il solito problema: dove prendere i soldi?

Il patto di stabilità dovrebbe essere superato, almeno per i comuni e le province virtuose, cioè quelle che hanno i bilanci sotto controllo. Da noi è clamoroso il caso di Riccione, che ha avrebbe risorse ma non può spenderle. Ma non è certo l’unico: la stessa Rimini si trova in una situazione simile. Inoltre c’è il problema, vecchio ma sempre più grave, dei ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni: sono soldi già a bilancio, quindi non produrrebbero deficit. E naturalmente, anche il privato fa fatica a saldare, soprattutto da quando le banche anche chiuso i rubinetti del credito, checché ne dicano. Comunque, se è vero che le rottamazioni funzionano per le case automobilistiche, non si vede perché lo stesso principio non si possa applicare anche alle piccole imprese”.

Buoni vacanza, chi li ha visti?

E cioè?

Con le rottamazioni lo stato recupera ciò che spende negli incentivi, perché se aumentano le immatricolazioni arrivano più entrare fiscali. Lo stesso si può fare a vantaggio delle piccole imprese: gli investimenti pubblici rientrerebbero attraverso la tassazione, che invece adesso sta andando a picco. Fra l’altro, qualcosa di simile avrebbero dovuto essere i buoni vacanza promessi da tempo dal ministro Brambilla. In Spagna con il turismo sociale stanno funzionano benissimo. E da noi quando arrivano?”

Ma segnali di ripresa non se ne vedono?

Non bastano le campagne mediatiche per dire che tutto va bene. Certo, la fiducia serve sempre, ma senza nemmeno perdere di vista la realtà. E la realtà ci dice che il quadro si sta deteriorando. Gravemente. Forse sono in via di superamento i problemi della finanza, ma quando i settori produttivi hanno perso il 20, il 30 per cento in un anno, se pur nel 2010 sarà recuperato un punto di pil è evidente che siamo ancora lontanissimi dalla fine del tunnel”.

Anche le cooperative sono in sofferenza?

Con un 2, 3 per cento di fatturato in meno, possiamo parlare di sostanziale tenuta. Poi bisogna vedere anche con quale scotto. Per esempio la grande distribuzione riesce a galleggiare tenendo i prezzi di un 20 per cento più bassi”.

Da noi va meglio? Andatelo a dire a un operaio in mobilità

Ma non si dice che da noi le cose vanno meglio che altrove?

Dipende per chi. Un operaio della SCM in mobilità non credo la pensi proprio così. A monte della statale, come si usa dire, l’aria è pesantissima. Ma anche chi ha le spalle coperte non fa certo salti di gioia. Lo si vede nell’immobiliare, dove la fiducia è ai minimi storici. E, naturalmente, lo si vede dalla spesa delle famiglie, sempre più risicata”.

Quindi?

Quindi, ribadisco, secondo noi ci sarebbe molto spazio per investimenti non colossali ma diffusi: nella riqualificazione urbana, per esempio, dove abbiamo un patrimonio edilizio mediamente vecchio di 50 anni e che comunque non risponde più alle esigenze ambientali, di sicurezza e anche di qualità di una località turistica che si rispetti. Anche da noi, certo servono le grandi opere come le reti fognarie. Ma la qualità urbana dovrebbe avere sempre una corsia preferenziale anche quando si tratta di piccoli interventi: proprio quelli che sono vitali per la rete degli artigiani, dei fornitori di servizi, delle imprese meno strutturate. Insisto sull’ambiente e le fonti energetiche: qui il campo è sterminato, sia per la ricerca che per le opere da realizzare”.

 

 

 

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