Incontro con Thérèse Bertherat, la creatrice dell'antiginnastica®
Un lavoro sul corpo che fa bene anche all'anima
"L'antiginnastica è materia vivente"
Incontrare Thérèse Bertherat, a Rimini per uno stage di formazione, è un'emozione grande. Per quello che l'antiginnastica, da lei messa a punto a Parigi - dove vive e lavora - negli anni '70, significa per tantissime persone in tutto il mondo: una vera e propria rivoluzione nella percezione del proprio corpo. Thérèse Bertherat ha creato questo metodo attraverso l'incontro con il sistema di cura della chinesiterapeuta Françoise Mezières e l'analisi di diverse terapie del corpo, integrate da una profonda conoscenza dei grandi della psicanalisi, da Jung a Reich, e dal continuo lavoro su di sé e con i suoi pazienti. A Rimini le sue idee hanno trovato terreno fertile, tanto che la nostra provincia ospita il maggior numero di insegnanti in Italia: da noi sono undici, quando Roma ne ha quattro e Milano cinque. Thérèse, che è autrice di cinque libri, racconta: "Talvolta vedo delle persone giovanissime, appassionate, che mi dicono: "Questo tuo libro l'ho trovato nella biblioteca del nonno!" e io ne sorrido con loro." Ti aspetti una sacerdotessa e incontri una ragazza, dalla pelle liscia, gli occhi luminosi, con un delizioso senso dell'umorismo.
Chi è Thérèse Bertherat?
«E tu chi sei? Se ti guardo, io sono te. L'empatia è fondamentale nel lavoro che facciamo. Non ho l'impressione di far del bene all'umanità. Semplicemente, sono una che ascolta, e guarda come cammina una persona, come si mette.»
L'antiginnastica, cos'è?
«E' una sorta di secrezione di me stessa, che va verso gli altri esseri viventi. Non lo so come è nata... ma si è sempre detto che per poter far bene l'antiginnastica bisogna avere tre caratteristiche, e la prima è l'umorismo, la seconda l'umiltà e la terza l'umanità, ma "umanità" è forse un concetto troppo pomposo, pretenzioso. Stamattina guardavo una giovane coppia camminare lungo la spiaggia: lui tendeva il torace in avanti, lei camminava con il bacino tutto sbilanciato. Erano anche carini, ma il loro corpo parlava, esprimeva disagio. Basta guardare le persone di profilo e si capisce tutto. L'antiginnastica non sostituisce una consulenza medica ma di fatto vediamo che, praticandola, sciogliendo le rigidità, i blocchi, la cura si fa da sé. Noi riusciamo a essere d'aiuto con piccoli movimenti e mezzi semplici, che però riportano la vita.»
Su quali principi si basa?
«Al cuore della questione ci sono le catene muscolari posteriori, "la tigre" che fa inarcare la nuca e "tira" il davanti del corpo che è più debole. Io con queste catene mi prendo la mia libertà: non mi fanno più paura. La rigidità forse ha una radice ancestrale, una repulsione a lasciarsi andare, simile alla paura della morte. E poi il nostro corpo è sottoposto a una continua censura, e il lavoro dell'antiginnastica aiuta a liberarlo accordandolo con il cervello.»
Come si è evoluta nel tempo?
«Pensando diversamente. E' una storia lunga: l'antiginnastica è materia vivente, che cambia di continuo. Forse con il tempo c'è più libertà. E sono sempre più convinta che non bisogna sottoporsi a interventi chirurgici demolitivi. Ci possono essere muscoli rigidi, ma quasi prendendoli di sorpresa si possono far lavorare, allungarli. Il corpo non mente mai, dice la psicologa Alice Miller, e si sbaglia. Il corpo mente sempre, ti raggira in mille modi, in maniera sottile, ironica. Mentre sei lì che massaggi un punto, il dolore il blocco si spostano, in alto, in basso.»
Perché a Rimini è così diffusa?
«C'è stato un grande lavoro da parte degli esperti locali, che ha creato un buon ascolto. Conosco i film di Fellini, la vostra è una città aperta, dove le cose nuove attecchiscono.» www.antigymnastique.com
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