Contro la crisi ci vuole l'odio

RIMINI - Notizie primo piano - mer 02 dic 2009
di Stefano Cicchetti

La campagna di distrazione di massa
Crocefissi, minareti, processi: parlano di tutto meno che dei nostri guai

Qualcuno ricorda la Social Card? Si prevedeva - parola del ministro Tremonti - che ne dovessero usufruire un milione e mezzo di bisognosi; ne sono attive 400 mila. O forse meno, e non si sa quanto siano costate, e non si sa quante ne saranno confermate: gli annunci di ministri e vice ministri si contraddicono a vicenda.
E qualcuno sa della riduzione dell'acconto Irpef in scadenza il 30 novembre? Ottima cosa, se non che queste tasse, per via della crisi, gran parte delle imprese contribuenti non le avrebbero comunque dovute pagarle. Il che sa tanto di presa per i fondelli. Le vere riduzioni di tasse "per il momento" non le vedremo, nonostante annunci che si ripetono non da mesi, ma almeno dal fatale 1994.
C'è la crisi, è ovvio. Non si può pretendere la luna. Il deficit è alle stelle. Ma chi, se non i nostri governanti, la luna ce la promettono un giorno sì e l'altro pure? Chi aveva annunciato bonus vacanze, meno iva sul turismo, abolizione dell'Irap e via andare? Chi aveva raccontato che la crisi non avrebbe toccato l'Italia e adesso ci informa che comunque è già passata? E che "ne usciremo meglio degli altri", pur essendovi entrati già zeppi di problemi?
Mentre noi comuni mortali siamo alle prese con queste prosaiche preoccupazioni, è confortante osservare quanto la politica sappia invece volare alto. Per essere più precisi, quanto sappia parlare d'altro. Dei guai giudiziari del premier, innanzi tutto. Degli scandali sessuali. Dei crocefissi e dei minareti. Del tricolore prima da bruciare e ora da consacrare con il simbolo della Croce. Dei terribili stranieri da angariare in ogni modo. Fino alla proposta - "aberrante", secondo il quotidiano dei vescovi italiani - di porre un limite di tempo alla cassa integrazione degli immigrati. Emendamento frettolosamente rientrato nei cassetti leghisti, dove comunque altre cristianissime trovate consimili fioriscono a getto continuo.
Secondo gli ultimi sondaggi, il 90 per cento degli italiani ha paura della crisi economica, nonostante la gran cassa mediatica intoni da mane a sera il tutto va bene madama la marchesa. Perfino il futuro dell'ambiente riesce a rubarci più sonno rispetto ad altre angosce. Come quella, assai gettonata dall'informazione, sulla sicurezza. Ai piani alti paiono ritenere che la miglior cura verso questi timori sia l'odio. Una ricetta vecchia come il mondo e sempre efficace, almeno per chi comanda. E che dai biblici capri espiatori in poi ha sempre fatto pagare ai più disgraziati il fio di ogni sciagura.
A pensare altrimenti ci si merita un marchio orrendo, quello di "buonismo". Come se il "cattivismo" fosse invece da fomentare. Ma soprattutto, come se i deboli fossero sempre gli "altri". Invece, se del sano egoismo si volesse davvero esercitare, sarebbe bene far mente locale su di una piccola, gigantesca ovvietà: chi di noi, per quanto benestante, può ritenersi forte, abbiente, al sicuro da ogni traversia rispetto ai signori che occupano le classifiche dei più ricchi del mondo? E quale interesse in comune può aver mai perfino un milionario, con chi i propri capitali li calcola in miliardi di euro? Certo, lui, il miliardario, vi dirà sempre che siamo sulla stessa barca e che i suoi nemici sono i vostri. Ma su quella barca vi ha mai invitato? Almeno una volta?

 

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