RIMINI Tessera che va, tessera che viene

RIMINI - Notizie Opinioni - mer 22 ott 2008
di Nando Piccari
[{Primizie di tardo autunno} Insieme al permesso di soggiorno a punti ci vorrebbe anche un conteggio per i “bianchi”] Dicono che l'altro giorno, nel Michigan, un uomo abbia fatto irruzione in banca tenendo in una mano la pistola e nell'altra, per terrorizzare ancora di più gli impiegati, il ritratto di Sarah Palin, la giuliva ocona da bombardamento di McCain che pare il perfetto derivato di una miscela di Brambilla e Santanchè, al netto dei labbroni siliconati e di un buon 25% di quoziente intellettivo. L'uomo avrebbe poi sparato alcuni colpi in aria, gridando: “Fermi tutti, questo è un prelievo dal mio conto!” Forse è esagerata, ma col protrarsi degli attuali chiari di luna per le banche di mezzo mondo, una simile notizia potrebbe diventare verosimile entro poco tempo. In Italia siamo però al sicuro, grazie naturalmente a Berlusconi e Tremonti, che quando si esibiscono nel serale cabaret in TV per “rassicurare gli Italiani”, si fatica a capire chi dei due sia Cochi e chi Renato. Bisogna tuttavia riconoscere che Berlusconi, invecchiando, si fa prendere ogni tanto da qualche “caduta di sincerità”. Così, l'altro giorno ha ammesso che “una volta gli aiuti di Stato alle imprese costituivano un peccato”. Con evidente riferimento a quelli che lui graziosamente ricevette dal famiglio Craxi per far crescere nell'illegalità il suo impero televisivo; e che, volendo essere sincero fino in fondo, avrebbe potuto definire anche reati. Se non fosse incavolato per l'ultimo affronto ricevuto (essere citato da Tremonti), il vecchio Marx se la riderebbe ascoltando dall'aldilà le piagnucolanti implorazioni allo Stato che, con il cappello in mano, eleva chi fino a ieri ci riempiva la testa col suo spocchioso “meno Stato, più mercato!” A proposito di mercato, e venendo a piccole cose nostre, perché mai i pescatori riminesi non potrebbero più vendere una parte del loro pesce direttamente al porto? Non solo le norme lo consentono e la lotta al carovita lo consiglia; ma attendere il rientro delle barche per “cumprè dò sfoi e mez chel ad sardun” è, al pari della “vasca” sul Corso, un rito ormai divenuto parte integrante della “identità” riminese. O “l'identità” è solo roba per l'olezzo xenofobo dei compari di Borghezio, inconsolabile vedovo di quell'Haider che non ha dato retta al brontolio dei predicozzi di Giovanardi, detto “l'etilometro della libertà”? In nome della loro comica e inventata “identità padana”, i leghisti vogliono far subire alla “odiata Italia” l'obbrobrio della delirante istituzione di aule-ghetto per i bimbi immigrati; oltre a dotare di una “tessera a punti” l'extracomunitario adulto, a cui scalarne un tot nei casi in cui trasgredisca ai dettami di Bossi, per poi espellerlo dall'Italia quando abbia esaurito il bonus. Quest'ultima cosa potrebbe anche andarmi bene, a patto però che anche per “noi bianchi” fosse prevista una tessera, che potremmo chiamare “dei punti stronzitudo”. In partenza ognuno ne ha cento, ma ogni volta che fa o dice qualcosa di volgare o incivile se ne vede togliere uno. Arrivato a zero, la tessera gli viene ritirata e sostituita con quella della Lega.

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