Il Cincinnato del ring

RIMINI - Notizie sport - mer 18 nov 2009
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi dl nostro sport
Primo Del Bianco, il pugile-contadino che lasciati i guantoni tornò ai suoi campi

Tutto cominciò una sera d'inverno del 1969 in una stalla di una casa colonica in località Corpolò. Un giovane ventenne, Primo Del Bianco, assisteva il dottor Michele Baroni che stava visitando un grosso manzo. L'animale, irrequieto, cercava di sottrarsi, in tutti i modi, alla ispezione del veterinario al punto che, il giovane, persa la pazienza, in maniera irrazionale, lasciò partire un formidabile pugno che fece afflosciare il malcapitato bovino sullo strame. Il dottor Baroni, una sorta di benefico Pantagruele, che si divideva tra due grandi, totali passioni: il cibo ed il pugilato, rimase folgorato da quel gesto inconsulto compiuto dal giovane contadino. Pensò, di fronte a tanta potenza, di aver trovato il campione che da tanti anni andava cercando.
Primo Del Bianco, col suo metro e novanta d'altezza, con quelle spalle larghe, con la vita sottile, con i muscoli disegnati ma non ancora ipertrofici possedeva una struttura che non era una struttura qualsiasi. Fu facile per il veterinario di Torriana, convincere il giovane a prendere la via della palestra. I maestri: Vincenzo Pandolfini ed in seguito Riccardo Para, capirono immediatamente di trovarsi di fronte ad un peso massimo naturale. Occorreva impartirgli i rudimenti basilari del pugilato, sgrezzarlo ed emendarlo di tutte quelle ingenuità che sono proprie di qualsiasi neofita ed il gioco era fatto.
Il fare i guanti con Guido "Ciccio" Baldisserri, un peso massimo atipico ma veramente bravo del quale una volta o l'altra bisognerà scriverne la storia, servì assai al buon Primo. Il poco tempo trascorso in palestra venne messo a profitto dal giovane, che nel frattempo si era trasferito con la famiglia a Santa Giustina. Disse di sentirsi pronto e debuttò. Il primo incontro lo sostenne nel 1970 a Rimini (in quella data ci fu l'esordio della Bellariva Ring). Fu una vittoria ai punti. L'avversario, tale Leonardo Marchesan di San Donà del Piave, scappò per tutte le tre riprese ed all'arbitro Sauro Bertaccini di Forlì, non restò altro che alzare il braccio del buon Primo. Gli incontri si susseguirono, anche se per gli organizzatori non era sempre agevole pescare nella categoria dei pesi massimi, data la scarsità di atleti che superassero la soglia degli 85 chili.
Vinse in seguito contro Cavallin, Baldoni, Pisapane. I risultati negativi (e non per demerito del nostro uomo che si dimostrò sempre determinato e coraggioso), arrivarono contro Zanon, Scala, Benussi. Nel frattempo, il "maestro dei maestri": Libero Golinelli, seguendo le indicazioni del professionista Ezio Raggini che di Primo Del Bianco era affettuoso amico, accettò che il peso massimo riminese si allenasse con lui nel suo gym di Imola. Qui Del Bianco, a contatto con uomini come Jean Claude Bouttier, Eddy Blay, Enzo Petriglia e lo stesso Ezio Raggini, affinò la propria tecnica. Lavorando duramente sotto lo sguardo attento ed impietoso di Libero Golinelli, migliorò sensibilmente in potenza ed accrebbe la velocità dei colpi.
Purtroppo, come spesso accade, la fortuna non fu con lui benevola. Una serie di infortuni e problemi fisici vari, gli impedirono di fare la boxe come avrebbe voluto. Le sue apparizioni sui quadrati si diradarono, ed anche se fornì, in talune occasioni buone prove (applauditissima l'esibizione che sostenne contro Dante Canè) ormai aveva decisamente imboccato la via del tramonto. Aveva ventotto anni. Doveva pensare all'avvenire.
Smise, non senza rimpianti, i guantoni e da uomo buono e semplice, quale era, riprese a lavorare la terra, così invece che salire tra le dodici corde da quel momento salì sul trattore, rinverdendo le cincinnatesche vicende delle quali è piena la storia. Questa è la vicenda sportiva di Primo Del Bianco, un boxeur che certamente non è stato un campione ma che mi è parso giusto ricordare proprio per l'amore che porto a tutto ciò che è ninimalistico ed ai piccoli uomini ai quali mi onoro di appartenere.

 

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