Giustizia? Meglio tana libera (quasi) tutti

RIMINI - Notizie satira - mer 18 nov 2009
di Nando Piccari

Processo breve ma non per i clandestini
Un tocco di porcellum per l'ultima ghedinata

Pretendere che la giustizia non abbia il tratto della vendetta, neppure nei confronti del peggior criminale, non contraddice il naturale senso di ripulsa che suscita un assassino; tanto più se, in vista della meritata condanna, abbandona la feroce baldanza per un indecoroso piagnucolio, da presunto perseguitato. Mi è pertanto indifferente che quell'orrido figuro di Cesare Battisti "minacci" di portare alle estreme conseguenze lo sciopero della fame se il Brasile deciderà finalmente di estradarlo in Italia, ponendo fine ad una farsa che ha già leso il prestigio e la credibilità del suo presidente. Se invece Lula vorrà tenersi quel vile, assisteremo ad una schifezza politico-giudiziaria ancora più rivoltante di quelle a cui siamo abituati in Italia, dove una servile pavidità sforna continui salvacondotti truffaldini all'utilizzatore finale Berlusconi: l'ultimo, ipocritamente chiamato processo veloce, è un vero capolavoro di pirateria giudiziaria.
I processi si velocizzano con più risorse per organici e mezzi, la cui inadeguatezza è quasi sempre motivo di tanta lentezza; depenalizzando reati che non ha più senso considerare tali; limitando le possibili tattiche dilatorie di chi -avvocati berluscones in testa- vuol ritardare le sentenze. La perversa fantasia di Ghedini ha invece partorito ben altro: siccome ognuno dei tre gradi del processo non dura mai meno di due anni, basta stabilire che, passato quel tempo, tutti i reati punibili con pene analoghe a quelle di cui è passibile Berlusconi non produrranno più alcun effetto giudiziario.
Alla base vi è la gradassa pretesa che "il capo" possa farsi beffe della giustizia solo perché l'ha votato una cospicua minoranza "di popolo". Allora cosa si aspetta a riabilitare Mussolini? Non godeva forse, nel '24, di un consenso elettorale del 65%? E la sua voce, riversata sulle piazze dagli altoparlanti (non c'era Porta a Porta), faceva accorrere milioni di Italiani plaudenti, compresi molti di quelli che gli avrebbero poi reso quel tragico e deprecabile ultimo omaggio a Piazzale Loreto.
Anche in questo DdL (Dileggio della Legalità?) non poteva mancare il truculento "filino di bava alla bocca" della Lega; così, mentre per mantenere ingiudicabile Berlusconi sfuggiranno alla galera tanti colpevoli di odiosi reati, non "se la sgavagneranno" invece degli onesti poveri disgraziati senza permesso di soggiorno.
Il dio Padus li ha fatti con lo stampo, questi leghisti: lievi come il calcestruzzo, raffinati come la carta vetrata, gradevoli quanto un calcio...capite dove. Tutti così, da Bossi all'ultima ruota del carroccio: Alex Stacchini, il narcisetto sgrammaticato che ogni tanto ci comunica a mezzo stampa le paranoie maturate in quel di Coriano (anzi Curien, perché la tradizione...bla-bla-bla). L'ultimo strale padano l'ha scagliato contro Carlo Giunchi, nominato con "pluripartitica unanimità" direttore del teatro cittadino. «Ha una lunga militanza nella sinistra romagnola. Non si poteva reperire a Coriano una persona alla stessa altezza, non marchiata politicamente?», è il tormento del calderolico Alex, che maledice sconsolato «la kultura di sinistra».
Gli ha già risposto brillantemente l'assessore Enrica Innocentini; visto che però è un patito del dialetto, gli suggerirei l'ultimo libro di Tiziano Arlotti: L'ora de' pataca. O se preferisce, de' pataka.

 

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