Elogio alla follia

LONGIANO - Notizie cultura - mer 18 nov 2009
di Simona Bisacchi

Intervista alla scrittrice Dacia Maraini
Il suo "Stravaganza" portato in scena da Claudio Misculin al Petrella

La follia è una costruzione culturale, sosteneva Foucault. Questo è il perno intorno cui ruota "Stravaganza" un testo teatrale di Dacia Maraini, scritto nel 1986 e oggi portato in scena da Claudio Misculin e dalla sua Accademia della Follia. Questo spettacolo - il cui sottotitolo recita "Noi siamo gli errori che permettono la vostra intelligenza" - sarà in scena al Teatro Petrella di Longiano sabato 28 novembre, alle 21. A raccontarci qualcosa in più di questo spettacolo è la scrittrice Dacia Maraini.
"Stravaganza" racconta la storia di cinque malati di mente, della loro esistenza, tra timori e relazioni personali, dentro e fuori dal manicomio. Qual è il confine tra follia e stravaganza?
"Lo spettacolo nasce da una serie di inchieste che feci prima della Legge Basaglia e dalla Legge Basaglia stessa, che portò alla chiusura dei manicomi. Spesso in questi posti i matti si costruivano: il più delle volte erano solo persone depresse ma quello che accadeva in quelle prigioni li segnava per tutta la vita. Come è accaduto ad Alda Merini, che ha conosciuto il manicomio più duro, quello con le sbarre alla finestra, ma alla fine ne è uscita e questa esperienza terribile non le ha impedito di scrivere cose meravigliose".
Il ritorno dei protagonisti alle proprie case comporta l'esclusione, il rifiuto e anche la paura. Eppure nel finale c'è un riscatto dato dalla speranza di qualcosa di diverso.
"I protagonisti della storia, che non sono dei veri e propri pazzi ma delle persone stravaganti, dopo la Legge Basaglia devono tornare dalle rispettive famiglie dove si accorgono di essere stati ormai sostituiti, sono esclusi o addirittura temuti. E quando capiscono che quella non è più casa loro, decidono di unirsi, di andare a vivere insieme. La creazione di luoghi in cui stare insieme - in cui i malati psichiatrici vengano trattati come gli altri malati e non come dei prigionieri - era ciò che la Legge Basaglia si auspicava ma che in realtà è stato realizzato solo in pochissimi posti in Italia.
I protagonisti vengano riscattati da loro stessi, dalla loro scelta di non restare con chi li tratta come delinquenti: se si controllano le statistiche emerge che il 99% dei delitti vengono compiuti da persone cosiddette ‘normali', che non sono mai state in manicomio e che mai avresti considerato capaci di uccidere o fare stragi".
Per la prima volta "Stravaganza" viene portato in scena da una compagnia composta per lo più da ex pazienti psichiatrici. Come è stato lavorare con l'Accademia della Follia?
"Sono ragazzi molto bravi. Ho lavorato in prima persona con loro e sono rimasta davvero colpita dalla loro straordinaria disciplina. Li distingue il fatto che sul corpo portano il segno di questa malattia e questo rende lo spettacolo molto credibile, toccante".
Per respirare follia oggi non è necessario incontrare dei malati psichiatrici. Quali sono secondo lei i gesti folli che si possono vedere nel mondo cosiddetto "normale"?
"Considero follia l'aggressività verbale, la deriva linguistica. Il fatto che le persone comuni ma anche i politici si insultino apertamente indica un profondo squilibrio, qualcosa che non dovrebbe assolutamente essere considerato normale".
È quindi folle privare la parola del suo valore ...
"Purtroppo c'è una forte spinta culturale a svuotare di ogni significato la parola, che invece è un grande strumento di critica, di comunicazione e di cambiamento. Fortunatamente gli scrittori ancora tentano di salvare questo valore".

 

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