Marcello Di Bella saluta Rimini
Il direttore della gambalunghiana lascia il suo incarico
Dirigerà la Biblioteca e i Musei Oliveriani di Pesaro, sua città natale
Chiacchierare con Marcello Di Bella è sempre piacevole. Il suo atteggiamento cordiale e genuino si sposa alla perfezione con la sua vivacità intellettuale ed il suo acuto spirito critico. Sapere che sta per abbandonare la sua poltrona è, invece, assai spiacevole. In questi anni il direttore della biblioteca Gambalunga di Rimini ha reso accoglienti e web addicted le sale da studio, ha rimpinguato il i cataloghi librari, ha attivamente contribuito alla rinascita culturale dei musei comunali e della gambalunghiana. Erano gli anni Ottanta quando ha introdotto la rassegna "Cosa fanno oggi i filosofi?" che ha dato il via a cicli di conferenze che si sono susseguite con successo negli anni e che in parte sono rifluiti nel "Festival del Mondo Antico", una sfida con la ritrosia comune di approcciarsi alla cultura classica che Di Bella ha senz'altro vinto. A lui chiediamo cosa lo ha portato alla scelta di abbandonare il suo ruolo.
«Sarei prossimo alla pensione e la Fondazione Oliveriana di Pesaro mi ha offerto la direzione della Biblioteca e dei Musei Oliveriani. Sono di Pesaro ed è ora che torni a casa, ho fatto il pendolare per una vita, prima per raggiungere Cattolica e poi Rimini».
Qual è il bilancio della sua attività riminese?
«Il bilancio è decisamente positivo, ho avuto la fortuna di lavorare con gente in gamba. Il bilancio tra risorse messe in campo e risultati acquisiti è più che accettabile soprattutto se pensiamo alla questione italiana in cui la parola "cultura" è totalmente espunta da qualsiasi discorso politico».
Quale pensa sia il portato maggiore che lascia in eredità al suo successore?
«Il portato più importante è sicuramente il lavoro quotidiano, ciò che giorno dopo giorno si costruisce senza che sia immediatamente visibile. Lascio anche in eredità al mio successore il progetto di fattibilità della nuova Gambalunghiana, ovvero il restauro della parte antica e la costruzione di una nuova torre libraria (nda: di cui sono fautori, insieme a Di Bella, l'ingegnere Claudio Galli e l'architetto Giovanni Carbonara). Infine, il rinnovamento delle sale del Museo della Città: si sta per completare ora la sezione archeologica».
E riguardo al Festival del Mondo Antico?
«Il festival è una scommessa vinta con poche risorse. Abbiamo trovato il modo di valorizzare i contenuti e le potenzialità delle istituzioni (biblioteca, musei, uffici comunali) coinvolgendone il personale, creando quindi un'iniziativa in house decisamente in controtendenza. Credo che potenziare e far crescere le istituzioni porti a nutrire il senso di appartenenza da cui consegue una maggiore produttività».
Qualche indiscrezione su chi prenderà il suo posto?
«Non so nulla, è anche probabile che i dirigenti decidano di prendere tempo. La mia proposta sarebbe quella di un bando perché ci possa essere una valutazione comparativa. Vedremo...»
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