Tutta la Riforma che serve
Le politiche universitarie al vaglio di chi le sconta ogni giorno
Tre semplici punti da cui cominciare
Ho ascoltato a Radio Radicale un dibattito (scaricabile dal sito di Radio Radicale, giorno 24/10) tra i tre candidati alla segreteria del PD. Ho prestato particolare attenzione alla domanda sull'università. Bersani ha iniziato dicendo che dietro la Gelmini vede sempre Tremonti. Intendeva dire che la politica universitaria è determinata dai tagli alla spesa. Ha poi proposto una (ennesima) grande riforma del sistema formativo fatta dai migliori cervelli del paese e dal Parlamento, senza scendere nei particolari. Mi chiedo: ma questi migliori cervelli, da dove li prende e come li sceglie? Può evitare di rivolgersi all'università? E se sono universitari, probabilmente anche professori ordinari (cioè il massimo grado e la massima anzianità) quante probabilità ci sono che vogliano cambiare il sistema nel quale sono i massimi favoriti? Uno dei difetti maggiori dell'università italiana è infatti che è stata consegnata in mano ai docenti, non solo per quanto i docenti conoscono, cioè la didattica e la ricerca, ma anche -di fatto- per il reclutamento e l'amministrazione. Il risultato è che l'università italiana è diventata una delle corporazioni italiane che ha come obiettivo il massimo benessere dei suoi membri. Ah, quanto siamo tutti fascisti! In sostanza Bersani non ha detto quasi nulla e quello che ha detto è vecchio e inadeguato. Marino, che ha insegnato in università americane, l'ho ascoltato con particolare aspettativa. Dopo aver ricordato che, nel governo Prodi, aveva attribuito la distribuzione dei fondi ai giovani ricercatori a una commissione di giovani ricercatori, anche stranieri, ha ricordato che la Gelmini ha delegato il compito di nuovo alla burocrazia ministeriale, e ha poi evidenziato l'alta età media dei docenti universitari italiani. Ha quindi cavalcato il 'largo ai giovani' e al merito, proponendo di assumere nuovi docenti e di mettere i vecchi in pensione se non hanno una produzione adeguata. In realtà molti docenti anziani andranno comunque in pensione tra poco. Vorrei vederlo portare in un parlamento pieno di universitari in aspettativa perpetua una legge per il pensionamento anticipato di chi non pubblica abbastanza... Marino è stato quindi un po' più moderno, ma idealista. Franceschini ha ribadito che il settore è importante, che bisogna riconoscere il merito, e criticato i tagli del governo. Afferma: "E' il settore nel quale dovremo investire di più", dice che bisogna che il figlio del notaio e il figlio dell'operaio abbiano le stesse opportunità. Dei tre è il più astratto. Quella sul figlio del notaio è quasi una litania. Forse bisognerebbe ricordargli che in un paese non certo estremista come la Svizzera i notai neppure esistono. Il lavoro lo fanno alcuni avvocati. Ma la proposta di abolire i notai, in Italia, suonerebbe come un genocidio. Che bisognava investire nell'istruzione lo avevo già sentito dire da Mussi prima delle elezioni del 2006. Poi tagliarono, come tutti. L'intervistatrice, nel porre la domanda, ha ricordato che nessun ateneo italiano figura nei primi 100 posti in una classifica pubblicata dal Times. Al 174esimo posto troviamo La Sapienza di Roma. Bontà loro. Una mia studentessa mi ha raccontato che spesso non riusciva neppure a sapere in che aula si teneva la lezione. Una collega, quando il CdL in comunicazione era al primo posto nelle fabbriche di disoccupati, faceva 2000 esami nella sessione estiva. Potete immaginare quale attenzione si può prestare allo studente, quando ne vedi sfilare 2000. I politici italiani non hanno mai brillato per concretezza, ma da diversi anni fanno tutti a gara per evitare accuratamente di affrontare i problemi con proposte realistiche, semplici ed efficaci. La mia proposta è di una legge con tre punti base: Art. 1. La frequenza alle lezioni universitarie è obbligatoria; Art. 2. Ogni studente regolarmente iscritto deve avere una postazione adeguata alla tipologia di didattica: posto a sedere; postazione al computer o in laboratorio, ecc. Art. 3 Gli Atenei possono istituire corsi di laurea autonomi senza frequenza in aula avvalendosi di strumenti di formazione a distanza. Questa semplice legge può apparire ingenua, ma si basa su un principio operativo: appoggiare la leva su un punto solido e spingere. Riprenderò questo principio prossimamente, sperando di non annoiare i pazienti lettori.
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