I Riminesi, albergatori da sempre
Le strutture ricettive della città nel XV secolo
Nel Borgo San Giovanni la maggior parte delle locande e osterie
La città di Rimini per la sua strategica posizione geografica di crocevia quasi obbligato, oggi come in passato, per i viaggiatori che da nord devono spostarsi verso sud e verso ovest evitando le montagne, è da sempre luogo di soggiorno per tanti forestieri.
Abbiamo già parlato in passato delle aree di sosta e ristoro al tempo dell’antica Roma, dislocate sulle principali direttrici (via Emilia e Via Flaminia) dette cauponae (osterie) e tabernae (ostelli).
Nel Medioevo, e in particolare nel XV secolo, questo insieme di strutture ricettive è documentato e ammonta a ben 29 strutture di cui molte nel borgo San Genesio (oggi San Giovanni): tra queste, negli atti notarili, si distinguono una domo sive hospitio coperta de cupis solariata cum curte sive orto post dictam domum, appartenuta a tale Giovanni di Marzio e ubicata sulla via Regale (ossia via Flaminia), e una seconda domum muratam solariatam et cupis copertam cum stabulo cortili orto et aliis suis pertinentiis aptam ad hospitium, condotta da Melchiorre di Battista e posta in prossimità dell’Ausa.
In quella stessa zona erano attive altre strutture che potremmo definire alberghiere, di cui la più importante era certamente quella posseduta dall’abbazia di San Gaudenzo, collocata sulla strata publica Magna, che le fonti descrivono come hospitium sive una domus apta ad hospitium continens in se plures mansiones murata et cuppis coperta partim pedoplana et partim solariata cum stabulis mansionibus et logia murata a parte strate cum cortili furno et putheo et cum viridario partim vineato et partim laboratorio arborato amigdolis et aliis arboribus fructifferis et cum medietate unius alterius puthei murati.
Inoltre, nella zona di San Gaudenzo, viene descritta una domo sive hospitio... sive albergo, appartenente a Filippo del fu Saracino, forse la stessa osteria che le fonti successive faranno appartenere a Leonardo Roelli, oppure quella che fonti più tarde intesteranno allo speziale Zaccaria di Sante, il cui inventario delle masserizie annesse al contratto di locazione indica la presenza di quattro letti, testimoniando così la modesta dimensione della struttura.
Non sappiamo se si tratti della stessa struttura collocata in territorio San Gaudenzo, appartenente a Malatesta di Roberto di Sante del borgo di San Genesio, il cui nolo annuo (24 ducati) farebbe presupporre un’attività ben avviata.
Negli alberghi si mangiava nel refettorio, ma spesso quelli migliori facevano servire i pasti direttamente nelle camere, che in questo caso erano fornite di sedie, panche e tavoli “ad comedendum”.
Solo i clienti più abbienti quando andavano in albergo potevano permettersi una stanza per sé; i più dovevano accontentarsi di un ambiente e anche un giaciglio comune, o addirittura di dormire nella stalla o all’aperto intorno ad un fuoco.
Fonti
Oreste De Lucca: La casa cittadina
Jean Verdon: La notte nel Medioevo
Maurizio Tuliani, Alberghi e locande (www.taccuinistorici.it)
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