I mostri di Halloween

RIMINI - Notizie primo piano - mer 04 nov 2009
di Stefano Cicchetti

E intanto il giro d'affari aumenta
C'è proprio bisogno di ridursi così?

Chiede la nonna: "E domani dove vai di bello?" Risponde il nipotino: "A Fiabilandia!". Inorridisce la nonna: "A Fiabilandia??? Ma domani si va al cimitero!".
Nel dialogo-tipo che si è svolto nelle case riminesi durante lo scorso fine settimana si può scorgere l'immensità dell'abisso culturale che ormai separa le generazioni. Le feste dei Morti dei nostri avi si traducono ormai nel ponte dei Morti (quando casca bene nel calendario) per i genitori d'oggi, e in Halloween per i figlioli.
Come per tutti gli scontri generazionali, le conseguenze sono nefaste. Innanzi tutto, essendo assodato che l'evoluzione del cervello umano è ferma al neolitico, ogni festa continua a pretendere un tributo di follia e di sangue. Di qui l'accanimento nel commettere le idiozie più spettacolari e pericolose, regina delle quali è far scoppiare i botti. Non bastavano la contabilità macabra di capodanno e i dispacci da zone del fronte di ferragosto e degli stadi, d'ora in poi dovremo tenere il conto anche delle vittime immolate a Jack O'Lantern.
Chi pur è rimasto illeso nella vita e nei beni, difficilmente non sarà però rimasto scosso da quanto ha dovuto vedere fra il 31 ottobre e il 1 novembre appena trascorsi. Non tanto per le scampanellate di "dolcetto o scherzetto", su cui anche i meno massificati sono ormai edotti. Anzi, le provviste di caramelle sono così abbondanti che si sono visti inquilini dei piani alti rincorrere per le scale i fanciulli mascherati, ormai stracarichi di bottino e quindi incapaci di raggiungere i loro alloggi. No, lo sconcerto deriva dai genitori di quei pargoli. Basta essere stati, per esempio, proprio a Fiabilandia. Dove la famiglia media riminese si presentava così: bimbo/a con maschera orrorifica in mano, o affidata alla borsa della mamma, o addirittura gettata nelle fauci del Brucomela, "perché l'elaftico mi tira i capelli!!!"; madre in tenuta paleo-femminista ingentilita da ferite lacero-contuse e make-up da obitorio; padre in saio nero, mannaia bipenne in una mano e video-camera nell'altra, con la quale sta collezionando immagini dei conoscenti conciati come e peggio di lui a fini precauzional-ricattatori.
Tale è la fine della festa celtica di Samain. Tutto il contrario di una rivincita sui cristiani d'occidente, che non si sa bene quando fra il VII e il XV secolo spostarono la festa d'Ognissanti dall'originario 13 maggio (come ancora si celebra nella Chiesa Ortodossa) al 1 novembre proprio per sradicare le tradizioni del capodanno pagano, aggiungendovi in data altrettanto incerta la Commemorazione dei Defunti del 2 novembre. Halloween sarà forse, come assicura un forumista di Supereva "una festa portata in Italia a forza di pubblicità mercantile e martellante da parte delle TV Mediaset, e soprattutto da Italia 1, nota rete satanica". Di sicuro non ha più niente di sacro e i druidi del V secolo ne inorridirebbero quanto i sacerdoti di oggi. Altrettanto sicuramente la voce è entrata fra le uscite fisse nei bilanci delle famiglie - un giro d'affari di 300 milioni solo in Italia, l'8 per cento in più del 2008, secondo l'Adoc - e quindi il suo futuro è assicurato.

 

commenti

Demonizzo ergo sum

scritto da Antonella
mer 11 nov 2009 ore 13:59:43
Caro Cicchetti, dalle pagine di Chiamami Città proprio non mi aspettavo di leggere un'anatema contro Halloween e uno sberleffo a chi, in età adulta, sceglie di celebrare con un travestimento una festa invisa. Per quanto io sia d'accordo che la sana tradizione di visitare i defunti ai cimiteri vada proseguita e tramandata, continuo a non comprendere le crociate contro una festa che per quanto modernizzata, porta le sue tracce antiche in seno a un periodo dell'anno in cui i doveri quotidiani senza soluzione di continuità (dall'inizio delle scuole alle vacanze di Natale è un tutt'uno, soprattutto per i ragazzi delle scuole) e il progressivo rabbuiarsi delle giornate permettono davvero poco a chi non puo' permettersi weekend ai tropici o nelle capitali. Anzi, pensi solo che per un solo giorno (il 2 novembre, commemorazione dei defunti), l'intero mese viene chiamato "il mese dei morti"! Bene fa nel suo articolo a sottolineare le politiche della chiesa che si sono sovrapposte a feste pagane e popolari. E anche se mi viene spontaneo riflettere che i Romani lasciavano ai Celti le loro celebrazioni, la Chiesa se ne impossessava rivestendole di nuovi rituali, sono disposta a comprendere che una festività possa, via via con il cambiare delle epoche e delle generazioni, mutare il suo originario significato per adeguarsi ai tempi, al mercato, alle sensibilità diverse, alle nuove culture. Ma in fondo in fondo... dalla notte dei tempi una cosa non è mai cambiata: si continua a morire, si continua a temere la morte. Sono moltissime le culture in cui questo timore diventa festa: un po' per esorcizzare, sdrammatizzare, ingraziarsi il favore degli antenati, ma soprattutto rendere l'ignoto meno spaventoso. E allora perchè continuare a battere sul tasto del commerciale? Fra l'altro la cosa più divertente di Halloween è l'arrabattarsi, cercare, cammuffarsi, acconciarsi spesso con mezzi fatti in proprio, aiutati da mamme e sorelle: spezziamo una lancia invece per la rara occasione di creatività, di rottura degli schemi e di espressione personale che accompagna questa festa (così come lo sperimentare nuove ricette, o dilettarsi in decorazioni a tema in casa e in cucina), potenziale nuova "tradizione" di famiglia e premessa natalizia. Nel balletto delle cifre che, come le tasse, giunge puntuale ogni volta che si parla di Halloween (o di Carnevale, o di Natale), vengono messi in evidenza i pochi euro che "gravano" sulle famiglie per celebrare l'incelebrabile. Ma se queste spese fanno scandalo, perchè non si denunciano con altrettanta indignazione le speculazioni sui libri di testo dei ragazzi, la corsa delle madri all'abbigliamento firmato (e caro), i conti dei dentisti, i 399 Euro delle consolle di gioco, la spesa di merendine imposte dalla TV e opposte ai criteri di una sana nutrizione? Insomma, con il buonsenso e senza fare guerre ideologiche si possono fare convivere le radici locali e le tradizionali visite al camposanto, con le nuove occasioni per trovarsi insieme, anche se bizzarre. Con stima, Antonella Bianchi
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