In bici si fa tutto, o almeno si faceva
"A' vàg in biciclettà mà la Sacra'morra, à tò l'acqua", sentivo dire da mio nonno... L'unico mezzo di trasporto negli anni '50-'60, salvo per le persone che possedevano l'automobile, è stata la bicicletta. In città come nei borghi, le persone per comodità per recarsi al lavoro, per andare a fare la spesa e anche per trasportare i propri attrezzi del mestiere: ad esempio il fabbro, l'arrotino, l'elettricista, l'idraulico legavano la propria attrezzatura e la cassetta degli strumenti, davanti e dietro nel portapacchi e usavano la bici come "bottega mobile" per fare il proprio lavoro. La situazione non cambiava per i commercianti ambulanti e le contadine che venivano dalla campagna per vendere al mercato i propri prodotti, come frutta, verdura, pollame, uova: tutti avevano montato davanti e dietro un grosso contenitore di legno. C'era poi il ciclocarro a pedali e a tre ruote, usato da tanti anche vicino ai miei nonni: come dal falegname Eusebi per la consegna della legna a domicilio, dal muratore, dal fornaio per consegnare il pane agli alberghi e ai ristoranti, dai facchini per trasportare grossi mobili nei traslochi, dai pescatori per trasportare il pesce dal porto alla pescheria.. Anche la Croce Verde di Rimini ai primi anni del Novecento aveva un'ambulanza con due biciclette con in mezzo legata una barella, come mezzo di soccorso.
Ma la bicicletta era anche fonte di divertimento. C'era il premio "Sposi in tandem" (1966) che consisteva nella vincita di una vacanza a Rimini, per giovani sposini che circolavano sul Lungomare in su tricicli. Poi le biciclettate tra amici al porto, a Riccione o nei locali serali. Noi ragazzi facevamo spesso gare in bicicletta e non avevamo mai il problema del parcheggio! In più la bici è salutare, per cui perchè non usarla???!!
Claudio Cupi
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