Che ingiustizia il Nobel a quell'abbronzato!

RIMINI - Notizie satira - mer 21 ott 2009

Dio stramaledica gli svedesi

Ma è ancora in palio un altro premio: quello per la pace dei sensi

Finalmente Claudio Dau, consigliere comunale riminese della “destra storaciana vedova Santanchè”, è riuscito nell'epica impresa di battere sul tempo il suo ex gran capo Gioenzo Renzi, fino a ieri n. 1 di An e oggi n. 4 nel PDL, dopo Pizzolante, Piacenti e Lombardi. Ogni volta, infatti, che Dau si appresta a rivolgere un'interpellanza su di una fontanella che perde, un gatto che miagolando disturba i vicini, un extracomunitario da stramaledire, niente da fare: ci ha già pensato Renzi! Il quale, essendo perdipiù bi-consigliere comunale e regionale, recita poi il medesimo testo pure a Bologna. Ma questa volta Dau ce l'ha fatta e, grazie alla sua interpellanza, il monarchico Ruzzier ha vinto una storica battaglia: costringere il Comune a “reintitolare” Via Giovanni XXXIII a re Umberto I.

Fuorviato da reminiscenze anarco-giovanili, confesso di avere a lungo associato l'aggettivo “monarchico” a quella canzone che fa: “la sabauda marmaglia del feroce monarchico Bava/gli affamati col piombo sfamò”. Mi ha però fatto cambiare idea l'esistenza a Rimini (dove non ci si fa mancare niente) di un monarchico che nell'immaginario collettivo non ha neppure un nome di battesimo, essendo per tutti “il monarchico Ruzzier”e basta: una persona davvero cortese e a modo, trattata col riguardo che si deve alle specie in via d'estinzione.

A questo punto mi auguro che egli ingaggi un'altra “battaglia di restaurazione” per costringere un'azienda mutandaia, che in TV sta stupidamente parodiando “Fratelli d'Italia”, a sostituire nella sua pubblicità l'Inno di Mameli con la marcia reale, in omaggio a re Vittorio Emanuele Pipetta, che le mutande seppe calarsele così bene dinnanzi a Mussolini e a Hitler. Ruzzier avrebbe anche il mio sostegno, perché non c'è bisogno di essere cultori della retorica patriottica per ribellarsi a quel grottesco “sorelle d'Italia”. Ancor più pacchiana della pubblicità, è la difesa fattane alla radio da un dirigente dell'azienda, che parlando con inconfondibile accento del nord-est (sarà un caso?) si è stupito delle polemiche suscitate, dal momento che “alle nostre clienti quello spot piace”. Ecco il lodo Berlusconi: poiché un così alto numero di Italiani non se ne dispiace, allora certe stronzate che lui dice non sono più tali, ma diventano “ipso facto” battute simpatiche! La più divertente delle quali è l'accusa a Napolitano di non essersi prestato a fare il Previti della situazione, dando un'aggiustatina alla sentenza sul lodo Alfano e magari rassicurando chi di dovere che qualcuno sarebbe poi passato a regolare il conto, meglio se all'estero.

Ma ancor più di quel pronunciamento dell'Alta Corte, è stato il Nobel ad Obama a procurare disappunto a Berlusconi. Sì, perché ben prima che la tupamara Dandini la sbeffeggiasse in TV, era nota l'esistenza di un comitato per conferire il Nobel per la Pace al nostro “leader minimo”; un comitato che vantava addirittura “una testimonial d'eccezione”: tale Loriana Lana, che “firma con Silvio Berlusconi 'Tempo di rumba', brano di punta del CD 'L’ultimo amore' di Apicella e pubblica 'SMS diVersi', raccolta di brevi poesie d’amore da inviare con il telefonino; prefazione di Silvio Berlusconi”.

Chiaramente l'esimio consesso di Stoccolma ignorava certe recenti performances del nostro premier, altrimenti gli avrebbe senz'altro assegnato il Nobel per la pace...dei sensi.   

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