Fuori le magagne!

RIMINI - Notizie satira - mer 21 ott 2009
di Lia Celi

I cittadini insaziabili di via Brighenti
E' bastato segnalare un brutto marciapiede per scatenare un diluvio di lagnanze

I residenti di via Brighenti sono come i bambini: gli dài un dito di carta stampata, e loro pretendono una mano. Da quando è uscito il pezzullo sulla Death Valley in miniatura (neanche tanto) rappresentata dal marciapiede davanti al Liceo Classico, quando esco di casa vengo spesso apostrofata da signore inviperite e gentiluomini sdegnati che mi invitano a denunciare altre emergenze limitrofe. «E di questa, quando parliamo?» mi interroga la vicina, indicandomi con aria di rimprovero la cacca davanti a casa sua, manco l'avessi fatta io. Caspita, saranno circa quarantatre anni che non defeco davanti a una casa, e anche allora non danneggiavo nessuno, perché portavo i pannolini. No, la mia vicina ce l'ha con i cani che scagazzano davanti alle nostre dimore, e ancora di più con me che, pur avendo in mano la leva del quarto potere non denuncio il malcostume canino-padronale. (In realtà ne ho parlato un paio d'anni fa, ma la signora si è trasferita in via Bertani solo di recente.)
Un altro mi addita tipici scorci napoletani fioriti a pochi passi dall'Arco d'Augusto: finestre impavesate di mutande, cassonetti stracolmi che guai a trovarsi sottovento. Finora, l'unica magagna che siamo riusciti ad arginare è l'onanista di via Bertani, uno streaker quarantenne disturbato e disturbante che, sulla soglia di un edificio diroccato, offriva in pieno giorno un auto-porno-live-show di livello decisamente basso.
Non che il basso livello non permetta di agganciare i passanti, anzi. Basta girare a destra in via Brighenti per venire sadicamente arpionati da due bizzarre inferriate sporgenti al pianterreno di un edificio. Le avevo già notate prima che una signora, l'altro giorno, mi raccontasse le loro malefatte ai danni di vecchi e bambini. Ma mi pareva evidente che non si trattasse di normali inferriate. Non c'è bisogno di essere esperti di antichità medievali per capire che quelle grate in realtà sono due antiche gabbie della berlina, quei macabri aggeggi dove nel Medioevo si esponevano i criminali al pubblico ludibrio. Collocate originariamente nella piazza del Mercato, o sulle mura di Castel Sismondo, devono essere state incautamente riciclate come grate per finestre in via Brighenti. Insomma, quei diabolici congegni non sono nati per proteggere gli abitanti di una casa, ma per far male alla gente, o almeno per metterle paura, compiti che eseguono ancora puntigliosamente. Capisco che l'attuale proprietario di un simile reperto non voglia separarsene, ma sarebbe ora di riportare le inferriate nella loro sede primitiva, possibilmente non a livello di organi vitali dei passanti, per dare al centro storico un tocco gotico che sarebbe molto apprezzato dai turisti. Specie se, nelle calde sere d'estate, nelle gabbie si vedrà qualche figurante nel ruolo del prigioniero seminudo e forsennato. Posso mettere una buona parola per l'onanista di via Bertani?

 

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