I (capolavori) sommersi e quelli salvati

Rimini - Notizie Borgo Marina - mer 21 ott 2009
di Luca Vici

Il Marcheselli (1754) afferma che San Cataldo fu affrescato dai "trecentisti" riminesi, attivi in particolare nella cappella di San Giacinto voluta da Stivivo Stivivi, ufficiale del Comune nel 1313.

Secondo il Vasari, vi operò lo stesso Giotto: "Fece, pregato da un priore fiorentino che allora era in San Cataldo d'Arimini, fuori della porta della chiesa un San Tomaso d'Aquino che legge a' suoi frati". Sempre secondo il Vasari, Puccio Capanna, allievo di Taddeo Gaddi, dipinse "un voto d'una nave che par che affoghi nel mare, con gente che gettano le robe nel mare. Et evvi Puccio di naturale, fra un buon numero di marinari".

Nel 1604 Giorgio Picchi eseguì la pala per l'altare di San Raimondo di Penafort.

Tutto ciò è andato perduto. Qualcosa però è rimasto nel Museo della Città, e sono capolavori. Come la Madonna col bambino, santi e angeli di Benedetto Coda (1513). E soprattutto la pala di Domenico Ghirlandaio con San Vincenzo Ferreri tra San Sebastiano e San Rocco venerati dai Malatesta (1494) tra cui Pandolfo IV, la cui figura, coperta dopo la caduta della signoria, ricomparve con il restauro del 1923.

Si era conservata anche una grande tela di Domenico Tintoretto, figlio di Jacopo - San Domenico che detta la regola al Papa (1598) - che si trovava sull'altar maggiore. Ma è andata distrutta con i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Domenicani e Agostiniani: Aristotele contro Platone

San Domenico di Guzman (1170-1221) era un canonico regolare di Osma, in Spagna, che in Francia aveva contrastato l'eresia albigese insieme a papa Innocenzo III, ma rifiutandosi di partecipare alla sanguinosa crociata bandita dal pontefice.

La regola domenicana fu approvata da papa Onorio III il 22 dicembre 1216. Fra i primi ad aderirvi, lo strenuo predicatore San Pietro Rosini da Verona, ucciso a colpi di roncola presso Seveso da Carino Pietro da Balsamo nel 1252, che poi, pentito, morì da beato nel convento di San Domenico a Forlì, dove è sepolto in cattedrale. Ma il Domenicano più celebre fu di gran lunga San Tommaso D'Aquino, entrato nell'ordine nel 1244. Sotto l'egida del Doctor Angelicus, i Domenicani furono convinti fautori dell'aristotelismo, spesso dunque contrapposti agli Agostiniani Eremitani, anch'essi presenti a Rimini con un loro prestigioso studium, che propendevano per Platone.

 


 

 

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