San Domenico, che era tanto grande e non c'è più

Rimini - Notizie Borgo Marina - mer 21 ott 2009
di Luca Vici

Intorno alla chiesa di San Cataldo si era sviluppato uno dei più importanti centri religiosi e culturali della città
Conteneva affreschi di Giotto e dei trecentisti riminesi, i dipinti del Ghirlandaio e del Tintoretto. Nel suo collegio filosofico studiò anche Carlo Goldoni

Era la sede del tribunale del Sant'Uffizio. Ospitava una famosa scuola di filosofia dove studiò (e da cui fuggì) anche il giovane Carlo Goldoni. Giotto aveva dipinto un San Tommaso d'Aquino sulla sua facciata. Vi erano sepolti i grandi della città e conteneva un'incredibile collezione di tesori artistici. Era così grande che le mura della città furono deviate apposta per contenerlo e quando fu trasformato in caserma ci potevano stare seicento cavalli. Eppure del grande complesso dei Domenicani a Rimini non resta nulla. Si fa fatica a immaginare oggi cosa sorgesse circa fra le vie Gambalunga, Tonti, Oberdan e Roma: la chiesa di San Cataldo, lo studium, il convento con i due chiostri, uno dei quali così grande che Roberto Malatesta vi si esercitava nella caccia.
La chiesa di San Cataldo è citata per la prima volta nel 1168, quando già dà nome alla porta urbica che si apre sul Borgo Marina. Di proprietà comunale, nel 1256 fu concessa ai Domenicani, che probabilmente la ricostruirono nel 1278 aggiungendo un grande convento.
I Domenicani erano un "ordine mendicante", che al pauperismo univano la missione predicatrice, in particolare contro gli eretici. A Rimini tre di questi ordini giunsero nella prima metà del XIII secolo, dislocandosi secondo un'evidente strategia: i Francescani a S. Maria al Trivio (che sarà il Tempio Malatestiano) nel cuore del rione Pàtaro, covo dell'eresia; gli Agostiniani a S. Giovanni Evangelista, a margine del quartiere ebraico; i Domenicani presso il porto, sempre foriero di genti e novità da tenere d'occhio.
Vicini ai Malatesta, i Domenicani ospitarono le cappelle funerarie di prelati e potenti famiglie romagnole: gli stessi Malatesta, gli Agolanti, gli Stivivi, i Bianchelli, i Guidi, i Tingoli, i Balacchi (il beato Simone, morto nel 1319, fu qui frate converso). Dovevano essere altrettanti scrigni d'arte; in particolare la cappella di Santa Caterina, costruita nel 1475 dallo scultore fiorentino Antonio Camarotti. Dal 1569 il complesso fu radicalmente restaurato.
Nel 1796 i Domenicani si trasferirono nel collegio dei soppressi Gesuiti (dove oggi è il Museo della Città), poi nel convento dei Servi, per essere a loro volta soppressi del 1798. San Cataldo divenne caserma napoleonica. Ma la caduta del Bonaparte e la restaurazione dello stato pontificio non valsero la salvezza: chiesa, convento e chiostro furono demoliti nel 1818.
Fonti: Stefano de Carolis, Learco Guerra, Rosanna Menghi, Le chiese perdute di Rimini; Marcheselli Carlo Francesco, Pitture delle chiese di Rimini

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013 -