Un'ultima stagione da Mulino
Intervista al fondatore Gianluca Reggiani
Annunciata per giugno 2010 la chiusura dello spazio teatrale riminese
Il Mulino di Amleto di Rimini ha compiuto sette anni e sta dunque per inaugurare la sua settima stagione teatrale accompagnata dalla sempre seguita attività laboratoriale.Peccato che quella sta per cominciare sarà, probabilmente, anche l'ultima stagione. A fine giugno 2010 si chiude. Chiediamo ragguagli a Gianluca Reggiani, fondatore del Mulino insieme a Riccardo Maneglia e Daniela Lupparelli.
Quali sono i motivi che hanno portato alla decisione di chiudere il Mulino di Amleto?
"Negli ultimi anni il Comune di Rimini ci ha riconosciuto un contributo annuale che ci ha permesso di resistere ma che non è più sufficiente. Inoltre gli incredibili e continui ritardi con il quale lo riceviamo crea grandi problemi alla gestione della nostra economia. Il carico dei costi di gestione di base, affitto e utenze, è diventato troppo pesante, ma soprattutto non ci permette di crescere, di migliorare, di fare gli investimenti necessari".
Dunque i teatri privati sono i primi a crollare sotto il peso della crisi?
"Siamo l'unico teatro del territorio provinciale nato, cresciuto e gestito per iniziativa di un'associazione culturale, gli altri sono tutti di proprietà pubblica, e anche quando la gestione è privata essi ricevono notevoli contributi da investire nella programmazione. Le attività 'cultural-teatrali' hanno un basso margine di reddito, anche quando vanno bene. Per questo i teatri interamente privati in Italia sono più unici che rari, c'è poco da guadagnare, a meno che non ti sostenga per intero l'ente pubblico".
Qual è lo stato di salute del teatro a Rimini e in Romagna?
"Se paragoniamo l'offerta di teatro del nostro territorio con quello di altre province italiane non possiamo lamentarci in quanto siamo ai primi posti di tutte le classifiche. Sicuramente la crisi che stiamo attraversando farà sentire i suoi effetti ancora per molto tempo ed è evidente che le attività culturali siano sempre in prima linea quando si parla di tagli. Sarebbe interessante se fossimo capaci di approfittare della crisi e cogliere l'occasione per rivedere certi modelli di gestione delle attività culturali che sono superati, troppo costosi e poco efficienti. Sarebbe bello e necessario per l'intero sistema teatrale ragionare su questi temi ma ho poca fiducia che cambi qualcosa".
Avete avvertito solidarietà? Qualcuno si è mobilitato per la vostra causa?
"Abbiamo ricevuto affetto e solidarietà da parte di moltissima gente da quando è uscita la notizia della prossima chiusura del Mulino. Ciò ci rincuora perché ci dà una misura concreta del lavoro che abbiamo fatto. Alcuni hanno proposto di fare una petizione di protesta ma ci sembra esagerato. A tutti rispondiamo che non bisogna rimanere troppo attaccati alle cose altrimenti si finisce per soffocarne la vita. Se il Mulino supererà la crisi del settimo anno vuol dire che avrà trovato nuova linfa e dovrà uscirne rinnovato altrimenti è meglio che finisca così, lasciando un buon ricordo".
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