Il terzino dal tackle gentile

RIMINI - Notizie sport - mer 07 ott 2009
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport
Lino Carletti fu per tre stagioni implacabile difensore biancorosso, ma non fu mai espulso né fece male a qualcuno

Fu Guido Testolina, sagace tecnico veneziano, che nel campionato 1962- 63, trasformò il giovane Lino Carletti, riminese autentico, classe 1943, da attaccante in difensore. Mai metamorfosi si rivelò più indovinata e produttiva. Era quello un Rimini profondamente rinnovato: nuovo era l'allenatore, l'ottimo Romolo Bizzotto, nuovi erano i volti di Nerozzi, Pennati, Guizzo, Morelli, Mangiarotti. Fu un campionato indimenticabile. Finimmo secondi a cinque lunghezze dal Prato allenato da Natalino Faccenda. Ai tifosi riminesi restò l'immensa soddisfazione di aver veduto la squadra del cuore esprimere un gioco di ottima fattura e di alta spettacolarità. Tra le diverse operazioni riuscite a Romolo Bizzotto, ci fu la valorizzazione di alcuni giovani del vivaio locale.
Lino Carletti fu uno di questi. La figura tradizionale del terzino era ancora, a quei tempi, quella di un rude e massiccio pedatore. Lino Carletti, giovane aggraziato, dall'aria sommessa e perbene, apparentemente filiforme, era atleta dotato di ottimo nerbo, possedeva notevole tocco di palla, scatto bruciante velocità estrema e soprattutto non si spauriva allorché veniva chiamato a marcare ad personam attaccanti di grosso calibro, i nomi dei quali "facevan tremar le vene e i polsi" a tutti i difensori della terza categoria. Alle sue cure vennero via, via affidati: Pace e Cosma del Prato, Pelizzaro dell'Empoli, Manservisi della Lucchese (ne cito soltanto alcuni). Con tutti costoro, Lino Carletti si dimostrò incontrista di arcigna fermezza, francobollatore implacabile, leale e coraggioso.
Per tutte codeste doti caratteriali, per la sua grande educazione, per la signorilità d'animo, il giovane riminese guadagnò la stima ed il riconoscente affetto di tutti i compagni. Entrò, e se lo meritava, in pianta stabile nel collettivo biancorosso. Con umiltà e assoluta applicazione addentava il coppino dell'avversario e come un bull-dog non mollava la presa fino a quando, l'uomo in giacchetta nera (allora l'arbitro vestiva così), col triplice fischio, spediva tutti negli spogliatoi. Nel tempo (si sa, il tempo confonde e trasforma i ricordi), Carletti venne ricordato come un duro, un atleta cattivo e determinato fino al cinismo. Lino, ci tiene a sfatare questa leggenda: " Io - dice con estrema franchezza - non ho mai avuto paura ma non per questo ero cattivo o scorretto. Affondavo il tackle con decisione e non tiravo certamente indietro il piede, tuttavia, mi piace sottolinearlo, nel corso della mia carriera non sono mai stato espulso e non ho fatto mai male ad un avversario".
Per tre stagioni: dal 1962 al 1965, Carletti indossò, con onore i colori della squadra riminese poi, ad appena ventitré anni, nella pienezza dei suoi mezzi atletici decise di smetterla col calcio giocato. Fu una decisione importante e c'è da credere, conoscendo la serietà dell'uomo, che non venne presa a cuor leggero. Vinse un concorso all' ENEL e appese al chiodo le scarpe bullonate. Io non so dire, e non lo dico, se sia stato meglio, per codesto compassato, civilissimo personaggio impegnarsi in un onesto, serio lavoro piuttosto che continuare la carriera delle pedate, a quei tempi assai aleatoria ed improbabile. Per Lino il calcio è stato un gioco, una parentesi felice della sua vita. Non rimpiange nulla del suo passato, anzi si dice fortunato di aver potuto praticare lo sport da lui amato a livelli più che dignitosi, fortunato per aver conosciuto personaggi autentici, fortunato per aver giocato accanto a calciatori di assoluto talento che ancor oggi stima e ricorda con affetto.

 

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