Artefatta, oltre al talento c’è di più
La rassegna dedicata alle nuove generazioni di artisti
Al Castello degli Agolanti fino a dicembre
Riprende Artefatta, la rassegna culturale di Riccione per le nuove generazioni di artisti, con le loro opere esposte al Castello degli Agolanti da inizio ottobre a inizio dicembre e visitabili gratuitamente nel tardo pomeriggio (tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 16 alle 19). Arte, artisti, creatività, talento: volessimo fare il solito pezzo di presentazione dell’evento di turno mischiamo queste 4 parole un po’ qua e un po’ là, ci copia-incolliamo il programma alla fine, ci mettiamo con il patrocinio del Comune e via andare. Ma questi giovani, che poi in realtà sono adulti (a parte Francesca Bologna nata a Bologna, che a 22 anni è ai confini della gioventù) ci incuriosiscono invece, perché non li conosciamo. Non conosciamo il Project Whale di Giampaolo Carroli, Marco Fellini, Deborah Baroni e Francesca Merciari (esposto fino all’11 ottobre), un’opera a otto mani dove la ricerca del capitano Achab è rappresentata da una composizione di migliaia di appendi abiti che formano un mosaico per evocare scheletri negli armadi. Poi c’è “.Jpg”, titolo della mostra della cesenate Michela Vitale (17 - 25 ottobre) che, come suggerisce il titolo (il formato delle foto sul computer) concentra la sua ricerca artistica sulle tecnologie odierne. Giovanni Franzoi, veneziano, e Linda Carrara, bergamasca presentano invece CICLOPIa (31 ottobre - 8 novembre), un mondo visionario formato da scultura, fotografia e video. Anche “Floating” di Valentina Lamantia (14-22 novembre) abbraccia il video, ma tramite la trasmissione di immagini su supporti traslucidi. E veniamo infine a Francesca Bologna, classe 1987, diploma al liceo artistico e accademia di Belle Arti, influenzata dalla giovinezza trascorsa dalle nostre parti (costa e entroterra): espone “tutte le piume diventano un sacco” (28 novembre - 6 dicembre) e pone l’attenzione sull’incessante usurarsi della parola.
Arte, artisti, creatività, talento. Questi giovani o adulti non c’è bisogno di catalogarli sotto queste cose, vero? Usano solo un’altra forma di comunicazione per provare a dire qualcosa e quando li si racchiude sotto la parola talento – che per noi è una cosa rarissima e precoce, roba da Mozart o Maradona, tutto il resto è predisposizione – si fa loro anche un torto, perché sembra una cosa facile e innata, quando invece dietro c’è un lavoro e un impegno che non ne avete idea. Talentuosi? Preferiamo definirli duri lavoratori d’arte.
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