L'impossibile guerra alle auto

RIMINI - Notizie opinioni - mer 07 ott 2009
di Giampaolo Proni

Sull'orlo dell'ingorgo finale
Nessuno vuole o può fare davvero qualcosa per rinunciare alla macchina

Dicono gli urbanisti (almeno quelli intelligenti) che la città è un sistema, cioè un insieme di parti tutte collegate tra loro, o direttamente o attraverso le altre. Quando si va a toccare il traffico automobilistico lo si vede bene. Il traffico è una cosa in movimento, la città una cosa ferma. Sotto un certo aspetto è come un fiume: l'acqua si sposta, il letto del fiume è fermo. Ma non è esattamente così. La differenza è che l'acqua, se la si lascia fare, il letto del fiume se lo fa da sola. Le automobili non possono fare le strade. Ma ciò non toglie che, tutte insieme, si comportano come un fluido. Se le si lascia muovere liberamente, riempiono tutti i buchi, come l'acqua, finché non c'è più posto.
A Rimini il traffico è tutt'altro che fluido. Come molte città italiane, abbiamo un centro storico con strade strette e quasi privo di parcheggi, ma abbiamo anche il numero più alto di automobili per abitante del mondo (in realtà ci supera il Principato di Monaco, ma ha 24.000 auto, non 34 milioni). Questo semplice dato ci dice molto sulla reale volontà di disincentivare l'uso dell'auto sbandierata da politici di tutti i colori, e ci dice di più ancora sui rapporto tra tali politici e la Fiat, che è il produttore di auto monopolista.
Quindi è chiaro che se il centro storico venisse lasciato a libero accesso si creerebbe l'ingorgo finale e amen. Ma è anche chiaro che nessuno vuole (e può) veramente fare qualcosa per aiutarci a lasciare a casa l'auto o a non comprarla per niente, perché lo stesso governo (di destra o di sinistra che sia) incentiva l'acquisto di sempre nuove auto.
La verità è che l'automobile è un mezzo di trasporto obsoleto e che non tornerà mai più quello che era negli anni 60, per quanto si aiuti l'industria. Persino gli USA, dove l'automobile è il mezzo di trasporto dei poveri, stanno cambiando punto di vista.
Al momento, però, abbiamo un città che è difficile da percorrere sia in auto sia con i mezzi pubblici, che sono lenti, inefficienti e costosi. Il costo di un biglietto per un percorso di circa 20 km (es. da San Mauro Mare a Rimini) è quasi uguale o superiore a quello in un'auto di piccola cilindrata.
L'unico mezzo ancora efficiente è la bicicletta o la moto, ma con l'inverno e su percorsi oltre i 5 km è poco usata. Le piste ciclabili (come poche eccezioni) sono per lo più delle prese in giro. Chi ha visto come sono fatte nei paesi seri e le confronta con le penose imitazioni locali se ne rende conto.
Detto questo, le scelte di viabilità sono state in passato miopi e lente rispetto al sistema-città, considerando il numero dei mezzi e il volume di traffico, cioè la realtà. Si è aspettato che il territorio fosse totalmente urbanizzato e saturo di veicoli prima di agire, dopodichè fare le strade è ovviamente molto difficile. Non si è mai realizzato il ponte sul Marecchia tra il Tiberio e la circonvallazione, col risultato che il sia pur lento sgocciolio del traffico sulle arcate romane è indispensabile alla circolazione. Lo chiudi e tutto va in tilt. Oltre dieci anni fa Sergio Gambini (senatore e importante uomo politico) mi disse che presto ci sarebbe stato un tunnel tra le Celle e il centro. Siccome ‘presto' ha molti significati, forse siamo ancora in tempo...
La circonvallazione ahimé non è affare solo del Comune, ma così è interminabile e lentissima, talché si fanno percorsi bizzarri per evitarla (come salire per Covignano, prendere la stradina a sinistra (via Leoni) poi via Grotta Rossa poi Via Gazzella per arrivare al casello, o la svolta di via Stiria alle Celle per arrivare a San Giuliano, equilibrismi tipici dell'arrangiarsi italiano per sopravvivere in un sistema che se ne frega di te e del tuo tempo.
Alla fine, la carenza di mobilità ha dei costi altissimi. Sprechiamo milioni di ore che vengono sottratte al lavoro, aumenta il costo della manodopera (l'idraulico fermo nel traffico qualcuno lo paga, alla fine), abbassa i valori immobiliari nei quartieri periferici, insomma impoverisce e rende meno competitivo il territorio. E tutto questo con uno dei carichi fiscali più alti del mondo.
In estrema sintesi: noi cittadini i soldi agli industriali dell'auto glieli diamo, obbedienti allo Stato, ma i politici le strade non le fanno, pur prelevando il denaro dai nostri stipendi. Forse dovremmo sostituire Berlusconi con Montezemolo, pensa infatti qualcuno. Ma qualcun altro ribatte che la televisione costa meno delle strade. E ci fa comprare le auto e dimenticarci che non riusciamo a usarle. E sospetto che anche Montezemolo e compagnia siano di questo parere.

 

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