Se potessi avere uno scudo al mese...

RIMINI - Notizie satira - mer 07 ott 2009
di Nando Piccari

Anti-italiani, la lista si allunga
Ma per qualcuno "pecunia olet"

Mai avrei immaginato che alla "Banca Etica" di Rimini avessero l'avventatezza di imitare le turpi gesta anti-italiane di chi, con "l'invidia tipica della sinistra", procura delusione e sofferenza a Berlusconi, ostinandosi a non riconoscerlo "L'Uomo della Provvidenza 2". I dirigenti di quel meritorio istituto creditizio hanno infatti preannunciato che rifiuteranno i soldi provenienti dallo scudo fiscale perché «mancano del requisito fondamentale della trasparenza». Non si stupiscano, dunque, di trovarsi presto inseriti nell'elenco dei "cultori dell'odio", aggiornato con quotidiana diligenza dai ragazzi di bottega Cicchitto e Capezzone, che poi lo passano a Feltri perché provveda come lui sa, col suo Giornale a canne mozze.
Il consolante birignao televisivo di Tremonti non fa che elencarci le belle cose che regalerà il Governo, grazie alle mance dei furfantelli che potranno riportare finalmente a casa, sani e salvi, i capitali faticosamente imboscati all'estero; e invece i maggiorenti di "Eticredito" che fanno? Anziché prepararsi, da bravi banchieri, ad azzannare altri banchieri per raccattare briciole dell'insperata torta, con aristocratica puzza sotto il naso si fanno venire il sospetto che qualche soldarello rientrante abbia una provenienza fino a ieri sì criminosa, ma ora non più tale, grazie alla "ripulitura" dell'apposita legge. Per di più Brunetta, il pony di razza del centrodestra, intervenendo alla recente seduta spiritica promossa, come ogni anno, per evocare lo spirito della DC, ha svolto sull'argomento una riflessione all'altezza della sua statura di statista: «lo scudo fiscale è un male da cui però nasce un bene». Estendendo ulteriormente questo teorema della redenzione, si potrebbe ad esempio depenalizzare pure il pizzo, onde consentire di far uscire dalla clandestinità i guadagni di quegli estorsori disposti a versarne una modesta quota all'erario.
Naturalmente anche Rotondi, padrone di casa del simpatico "DC-fantasma-party", si è dichiarato felice di veder trasformato il male in bene; solo che lui, essendo il Garrone del Governo Berlusconi, nel dirlo ha usato la consueta affabilità; mentre il Franti-Brunetta l'ha urlato con la stridula foga oratoria del galletto indispettito, il cui buffo gesticolare ricorda il ballo del qua-qua.
Ma non è difficile capire perché Brunetta sia costantemente vittima della tracimazione di se stesso. Finché è rimasto socialista nella sua Venezia, il solo protagonismo consentitogli si esauriva nel recitare "servo vostro siòr paròn" all'indirizzo del Doge De Michelis Bellicapelli. Con una partenza così, si monterebbe la testa chiunque si ritrovasse oggi, da berlusconiano, a detenere contemporaneamente sia un ministero che una fidanzata.
P.S. Con la scusa che "non appartiene al territorio", il sindaco di Ponteranica (BG) -ovviamente della Lega- ha rimosso la targa che intitolava la Biblioteca a Peppino Impastato, il giovane ucciso dalla mafia la cui vicenda è narrata ne "I cento passi". Sarebbe bello se anche da noi il 5 gennaio, suo compleanno, ci si trovasse in tanti a rivedere quel film e magari ad apporre da qualche parte una targa con su scritto: "...vittima, prima della criminalità mafiosa, poi dell'idiozia leghista".

 

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