“La Rimini che non c’è più” per i riminesi che ci saranno
Intervista ad Arnaldo Pedrazzi
E' pronto il quarto libro dello "storico per caso"
Arnaldo Pedrazzi è un riminese DOC, che ha lungamente esercitato la professione di dentista, innamorato dell'arte e della storia. Nei suoi libri ha raccontato le antiche costruzioni pubbliche e private di Rimini scomparse nel polverone della storia recente, ormai affidate, come le generazioni che le abitarono, alle fonti storiche e alla memoria di pochi. Pedrazzi, partendo da un indizio - una foto, una cartina, una citazione - come un investigatore umanista ricostruisce gli strati del tempo, senza dimenticare che sunt lacrimae rerum.
Dott. Pedrazzi, in "La Rimini che non c'è più" rievoca i terribili bombardamenti del 43/44. E' lì che è nata la sua passione di storico?
«Ero solo un bambino, allora. Ma a casa mia c'è sempre stato interesse per lo studio del passato... e sono sposato con una discendente del famoso storico riminese Luigi Tonini. Ho avuto sempre una passione per l'arte e già dal liceo risparmiavo sulle paghette per pagarmi libri d'arte usati. Una decina d'anni fa ho cominciato a collaborare con la rivista Ariminum scrivendo di numismatica e di medaglie malatestiane del Comune e della Signoria: un'occasione per andare a scartabellare in biblioteca e negli archivi, e raccontare la storia. L'ambito però mi stava stretto e pian piano la ricerca si è allargata.»
Come è nato il suo primo libro?
«Sono uno "scrittore per caso", avevo in testa l'idea di interessare il curioso dandogli notizie il più possibile documentate. Facendo "vedere" le cose al lettore con le immagini, poi raccontandogliele. Mi interessa la cronaca spicciola, non solo i grandi fatti storici. Per questo, come faceva il Tonini, racconto anche episodi che fanno parte della vita vissuta, ma verifico rigorosamente tutto sui documenti. Per quanto riguarda la storia recente sono andato a chiedere notizie bussando a tutte le porte per avere notizie e testimonianze: è stato bellissimo. Non si può fare storia andando solo in biblioteca. Ho proposto all'editore Panozzo il materiale raccolto man mano sulla Rimini che non c'è più, e lui ha trovato l'idea interessante.»
Moltissimi edifici di valore storico sopravvissuti alle bombe sono stati demoliti "spensieratamente" nel dopoguerra
«In quel momento della nostra storia ha prevalso l'interesse economico, ma è comunque solo da qualche anno che le istituzioni si danno da fare e c'è un po' più di attenzione per la vita culturale della città. Dopo la guerra si pensava a cose pratiche, la gente mirava a riempirsi la pancia. Rimini ne è venuta fuori distrutta per l'80% e si è rimboccata le maniche, quando l'interesse del turista si è allargato lentamente si è cominciato a capire che l'antico poteva essere un valore. A Rimini comunque non ci sono mai stati tanti palazzi architettonicamente rilevanti, per la maggior parte erano opere da capomastri.»
"La Rimini che c'è ancora" racconta quanto è stato risparmiato dalla violenza dei bombardamenti e ricostruisce la "città degli uomini" oggi scomparsa...
«La città delle abitazioni e la città degli uomini non sono cose diverse, perché gli uomini abitano la città, e a me interessa la vita vissuta allora e come è adesso, e quanto è sopravvissuto dell'edilizia passata, per raccontarlo alle giovani generazioni. Il futuro è fatto del presente e del passato, se si dimentica cosa rimane?»
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