Una variante verde

RIMINI - Notizie primo piano - mer 07 ott 2009
di Stefano Cicchetti

 

Un’occasione per dare senso agli slogan

A Viserbella c’è un camping che potrebbe diventare un grande parco

Le città antiche non conoscevano il verde pubblico e Rimini non faceva eccezione. Solo nel 1888 nacque il nostro primo parco cittadino, piazza Ferrari. Artefice dell'operazione fu la Cassa di Risparmio, quando costruì la sua nuova sede. All'epoca salutata con grandi elogi - anche in quei tempi non era certo frequente rinunciare ad una lucrosa impresa immobiliare, per di più nel cuore della città, per piantarvi degli alberi - la nascita dei giardini non fu indolore. Per realizzarli fu abbattuto un intero isolato occupato da ex edifici religiosi, alcuni dei quali antichissimi: come il convento delle Celibate, che era stato il palazzo degli Atti, la famiglia di Isotta, e la chiesa di San Tomaso, addirittura di epoca bizantina. Cosa celasse quel riquadro lo si è poi visto con il ritrovamento della Domus del Chirurgo; gli archeologi in quel frangente hanno verificato che i mosaici proseguono anche nella parte non scavata.

 

 

I giardini Ferrari restarono comunque un'eccezione per lunghissimi anni. Come si intendesse una città "moderna" è ben esemplificato dal "piano Saffi" del 1912: "Tutta la fascia fra linea ferroviaria e mare - si legge in "Rimini" di Grazia Gobbi e Paolo Sica - è minutamente lottizzata per una lunghezza di 10 chilometri, senza la previsione di una sola zona verde".

Quella filosofia ebbe ferrea applicazione, fra l'altro, a Igea Marina nel secondo dopoguerra: la grande pineta voluta da Vittorio Belli, che sognava un villaggio della salute, fu rasa al suolo con unanime plauso edificatorio. Salvo invidiare, qualche decennio dopo, le città-giardino come Milano Marittima.

Facciamola corta: il verde pubblico a Rimini è arrivato di scapuzzo e perfino con qualche sotterfugio. Gli unici terreni dove non si è costruito sono stati ricavati da ex fiumi: l'Ausa "tombinato" e il Marecchia deviato. Solo i "fasti" urbanistici degli anni '70, gli unici in cui l'edilizia pianificata ha prodotto qualche risultato, hanno permesso la nascita del parco del Peep utilizzando l'ex cava della fornace Fabbri.

Ora a Rimini si presenta una grande occasione: darsi del verde per scelta consapevole. L'occasione è data dall'ex campeggio Belvedere di Viserbella, la cosiddetta area Carloni. "Quei centomila metri quadrati ricchi di piante secolari, arbusti e spazi verdi - scrive il portavoce del comitato Viserbella Salute, Oriano Polazzi - sono un bene prezioso per la nostra comunità, per le nostre famiglie, per i nostri bambini e i nostri anziani. Ma costituiscono forse il migliore degli investimenti possibili anche per il settore turistico".

Nel piano regolatore Benevolo del 1999, quell'area è a "destinazione turistica", con circa 20 mila metri quadri di edifici. 
Ma il consigliere comunale del Pd Fabio Pazzaglia chiede che quella previsione urbanistica sia cambiata e che nasca "un polmone verde, l'unico a disposizione della zona nord".

Sarebbe una svolta storica: per la prima volta una variante al prg azzererebbe il cemento invece di aumentarlo. Con tutta la comprensione per i proprietari dell'area, che si spera in qualche modo possano essere compensati, l'idea del comitato e del consigliere appare più che sensata. Addirittura ovvia, se dalle parole si volesse passare ai fatti. Quando le parole sono "sviluppo sostenibile", "nuovo modello turistico" eccetera eccetera. Mentre i fatti, finora...

 

 

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