Di tutti, perciņ di nessuno

RIMINI - Notizie opinioni - mer 23 set 2009
di Giampaolo Proni

Il singolare strabismo del cittadino italiano 

Fenomenologia dello spazio pubblico e privato

L'altro giorno andavo a fare la spesa al Conad Tiberio e osservavo la strada e le villette del quartiere. Come quasi in tutta Italia, i giardini privati sono protetti da reti e cancellate e sono molto curati. A volte ci sono dei piccoli orti, il che significa una funzione primaria, l'autoproduzione di cibo. Il marciapiede è alberato e le aiuole sono incolte, piene di erbacce, che crescono tra la strada e i muri delle case. Anche a Marina Centro, notavo proprio ieri, la zona in cui si trova il fiore della nostra attività produttiva, la pavimentazione stradale è ormai distrutta. Le strisce in pietra bianca e liscia ai due lati sono state spezzate dal peso dei filobus, in molti punti si sono frantumate e le hanno rabberciate con toppe di catrame nero. La pavimentazione in sampietrini è sconnessa, sempre a causa del traffico, e la sede stradale è disagevole sia per i mezzi a motore sia per le biciclette. 

Il tutto comunica pretenziosità unita a incapacità, perché si capisce che si è approvato un progetto ambizioso realizzato in modo truffaldino o sbagliato e poi non più corretto, e nella parte di città dove la bella figura diventa denaro. D'altronde, conosciamo bene l'arroganza che imbelletta l'incapacità di chi è politicamente 'coperto' e può progettare ed eseguire opere brutte e inefficienti alla faccia della comunità. A vergogna certo non di noi cittadini, tra l'altro...

Il riminese, da parte sua, nel suo privato costruire, non pagherebbe mai uno che gli sbaglia la gettata di cemento, o tira su un muro storto o gli installa male un infisso in anticorodal. Siamo una comunità che nella striscia di orto casalingo coltiva cipollotti per l'insalata e due foglie di radicchio. Ma che non ha mai pensato che una casa possa essere bella. Al massimo costosa, lussuosa e firmata. Ma bella, che cosa vuol dire? 

E così è venuta su la casbah orizzontale della riviera riminese, che assume tratti algerini in zone come Bellaria, dove da una finestra puoi quasi toccare il muro della casa di fronte. E dentro ogni piccolo lotto, ogni centimetro quadrato è sfruttato, ben tenuto, efficiente. Non c'è una piastrella fuori posto, non c'è un muro sbrecciato, non c'è un cancello arrugginito. 

Ma fuori? Davanti a casa nostra, a trenta centimetri di distanza? No, lì è del Comune. E il Comune non siamo noi. “Il Comune deve fare questo, deve fare quello. Il Comune non fa un cavolo, non hanno voglia di lavorare. E da quando c'è Hera è ancora peggio. E noi paghiamo. E paghiamo sempre di più.” Questo si sente dire, mi scuso con Hera, ma i pareri sono quelli.

Negli Stati Uniti ho visto persone pulire dalle erbacce il marciapiede davanti a casa, addirittura una signora tagliava l'erba che spuntava tra le commessure con le forbici. E lì l'erba cresce, perché piove sempre. Non parlo dei centri urbani, ovviamente, ma delle piccole città e dei quartieri residenziali. Le panchine hanno la targhetta col nome del donatore. Molti giardini pubblici e alcuni immensi parchi statali e nazionali sono stati donati da benefattori privati. Molte aree pubbliche sono mantenute da associazioni che contrassegnano orgogliosamente il loro spazio con targhe e cartelli. Dove non ci sono servizi igienici pubblici, quelli dei locali sono contrassegnati come 'public restrooms', perché il buon senso dice che le persone, oltre a bere Coca Cola, fanno la pipì. 

Noi non pensiamo che la persona che pulirà (ogni tanto) il marciapiede davanti a casa nostra, lo pagheremo con le tasse e non farà mai un lavoro preciso come lo faremmo noi. Noi pensiamo che il nostro giardino e il salotto tenuti male ci fanno fare brutta figura, ma il marciapiede davanti a casa no. Noi non siamo capaci di organizzarci con gli altri vicini, fare noi la manutenzione della nostra strada e chiedere di non pagare le tasse. Preferiamo evadere il fisco. Noi non pensiamo che quello che è pubblico è nostro come casa nostra. Anche se diciamo di essere comunisti e che gli americani sono capitalisti ed egoisti. E più ci spostiamo a sud, più la frattura tra spazio pubblico e privato si accentua. In una casa araba puoi mangiare per terra (di fatto mangi per terra) ma fuori dagli alti muri bianchi del cortile ci possono essere i mucchi di mondezza.

Perché il fuori è di nessuno e il dentro è mio. Lo Stato è un tiranno (o una banda di malfattori) che usa per sé la cosa pubblica e che mi rapina del denaro che non riesco a nascondergli. E purtroppo, per secoli è stato così e in parte lo è ancora.

Dall'altra parte, c'è tutta l'ipocrisia borghese del prato rasato e della famiglia frantumata, della comunità onesta e laboriosa che esclude chiunque sia diverso e ribelle, del dollaro negato al figlio e dei milioni donati alla città. Non c'è un buono e un cattivo. Ma il primo sistema è vecchio e statico, il secondo è elastico e dinamico. 

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