Quando la televendita č un flop
Fannulloni? sì, grazie!
Ma è la colpa dei soliti farabutti
Nonostante le tante “reti” a protezione dell'evento, la televendita “porta a porta” delle casette di Berlusconi è incappata in un'ingloriosa caduta di audience. La cosa è consolante solo a metà: non ci si può infatti nascondere che in un paese normale sarebbe stata la pubblica decenza, prima ancora che la corretta informazione, ad impedire quell'esibizione di onanismo televisivo di un anziano sovrappeso che, usando Vespa per Viagra, si auto-esaltava vanagloriandosi di aver battuto ogni record, a cominciare da quello di De Gasperi. Se non fosse arrivata la provvidenziale telefonata di Casini a fargli perdere il filo del soliloquio, ci avrebbe pure raccontato di quando strappò il record dell'ora a Moser, dicendosi inoltre certo, se solo lo volesse, di riuscire a far meglio della Simeoni nel salto in alto. Perché lui è l'uomo del fare, che merita di auto-decorarsi con un'infinità di medaglie: il “bidone” del ponte sullo stretto? Fatto! I folcloristici accordi col vecchio amico Putin e col nuovo amico Gheddafi? Fatti! La scelta di ripiombare nel nucleare anziché privilegiare l'eolico e il fotovoltaico? Fatta! Le escursioni di ragazzotte a Villa Certosa? Fatte anche loro, sia detto senza alcun doppio senso.
Se a tutt'oggi non gli è ancora riuscito di camminare sulle acque, non è per il troppo peso di quelle sue scarpe col rialzo, ma è colpa di un manipolo di farabutti che si ostinano a non inchinarsi alla sua grandezza ed anzi lo boicottano su giornali e televisioni di sinistra. Per non parlare di quello sfaticato di Fini, le cui prese di posizione hanno fatto versare pubbliche lacrime di delusione perfino a quella santa donna della Cingolani, la discepola di Gasparri che siede in Consiglio Comunale a Rimini.
Non corrono certo il rischio di venire schedati con quel grazioso appellativo i pugnaci cantori del “cavaliere incipriato” che, dalle colonne de La Voce, si dannano ogni giorno per smascherare e additare al pubblico ludibrio quanti, in terra riminese, tardano ad assoggettarsi al nuovo ordine berlusconiano. Certo, nessun paragone fra la loro portata di fuoco e quella di cui dispone Feltri col suo Giornale a pallettoni: i nostri sono ancora degli aspiranti “soldatini della libertà”, in grado di colpire gli “illiberali” solo con fionde e cerbottane.
Il loro ultimo bersaglio è la mia amica Meris Soldati, assessore provinciale alla scuola, la quale ha presentato il nuovo anno scolastico non già accendendo un cero di ringraziamento sotto il ritratto della sempre più slavata Gelmini, come avrebbe voluto Lombardi; ma ha osato evidenziare i danni che, anche nella nostra provincia, il taglio dei finanziamenti governativi arrecherà non solo alla qualità del servizio scolastico, ma alla dignità stessa della scuola pubblica.
P.S. È ormai chiaro che sarà presto accolta la richiesta della Lega di sostituire, almeno nel Nord-Est, l'italiano con l'uso obbligatorio del dialetto quale prima lingua. Avendo in programma un prossimo giro in Lombardia, mi sto portando avanti con lo studio del “lumbard”, onde poter rispondere a tono se mai mi imbattessi in una delle apposite ronde incaricate di controllare l'altrui conoscenza delle tradizioni. Devo però riconoscere che non è facile: per esempio, si dice «va de via i ciapp» o «va a da' via i ciapp»?
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