Sanaa uccisa nel fiore degli anni

RIMINI - Notizie attualità - mer 23 set 2009
di Claudio Costantini

 

Non ci sono né leggi, né religioni che possono negare il diritto alla vita

Chiamami Cittadino, inserto dedicato all’immigrazione, con i suoi articoli ha cercato dichiaratamente di percorrere la via della comprensione fra culture diverse e dell’integrazione attraverso la conoscenza senza pregiudizi delle tradizioni di altri paesi, favorendo il diritto di ognuno di praticare il proprio credo religioso. Non è facile cambiare e capire gli altri, ci vuole tempo e tolleranza che però non deve essere intesa come acquiescenza al sopruso e alla violenza da qualunque parte esse vengano. Deve essere però chiaro per tutti che non c’è religione, tradizione, consuetudine inveterata o legge che può travalicare il diritto di ognuno alla vita, alla libertà, all’eguaglianza. Ogni persona ha diritto (in molti paesi negato) di scegliere il proprio futuro. Questa possibilità non è stata data a Sanaa Dafani sgozzata, quasi in modo rituale, dal padre e prima ancora a Hina Saleem a cui sempre il padre tagliò la gola. Ma è giusto chiamare queste persone ancora padri? Sanaa come Hina giovanissime ragazze avevano appena cominciato la loro vita, il futuro si apriva davanti ai loro occhi, sono state uccise barbaramente nel fiore degli anni. Un “delitto d’onore”, si dice, ma non è altro che l’imposizione fino alla schiavitù del potere maschile sulle donne. Si è parlato poco nei giornali, con qualche eccezione, della ragazza Sanaa, poche condanne sono giunte dalla sua comunità. Si è invece posto l’accento sui motivi del gesto, sui perché e subito sono cominciate le giustificazioni e i distinguo. In Europa sono decine e decine le ragazze uccise in “delitti d’onore” ogni anno, poi vi sono le “vergini suicide” che si tolgono la vita per rifiutare un matrimonio imposto, a queste, vanno aggiunte le centinaia di ragazze che dopo un viaggio nel loro paese d’origine non fanno più ritorno. L’impatto con le culture che si incontrano nei paesi dell’immigrazione creano molte volte disagi anche esistenziali, troppo diverso è il modo di vivere, il comportamento, le possibilità per le donne di realizzarsi. E’ necessario - e si sta facendo anche con questo giornale - aiutare la comprensione reciproca con la frequentazione scolastica o sul lavoro, senza chiudersi nel proprio ambito. Ma questo non vuol dire in nessun modo derogare ai principi di libertà individuale. Non vi può essere nessuna scusa o attenuante a quanto è stato fatto alla diciottenne Sanaa. Molte cose si possono non accettare di un paese ma in quelli democratici, la libertà e il diritto alla vita appartengono ad ogni singola persona.

 

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