La chiesa della Madonna del Paradiso

Rimini - Notizie Centro Storico - mer 23 set 2009
di Luca Vici

 

Uno scrigno barocco presso il Duomo

Abbellita dai Gambalunga, fu meravigliosamente decorata da un artigiano viandante 

Si hanno notizie della chiesa della Madonna del Paradiso già dal 1362, quando vengono citate delle sepolture intorno alla chiesa di San Francesco (poi Tempio Malatestiano), che lambiscono una piccola cella che sorgeva in un orto a sinistra dell’abside della chiesa grande. Nella cella si vedeva un affresco con l’immagine della Madonna in trono, detta appunto “del Paradiso”, con il Bambino sulle ginocchia. Il dipinto, deteriorato, fu ridipinto nel ‘500 forse da Benedetto Coda.

Nel 1536 la Confraternita dei Falegnami ottenne dai Francescani di poter utilizzare la piccola celletta come oratorio, restaurandola, ampliandola e aggiungendo la dedica al loro patrono San Giuseppe. Nel 1590 venne alzato il portale su cui infatti si leggeva: SANCTAE MARIAE PARADISI ET DIVO JOSEPH EIUS SPONSO DICATUM MDLXXXX.

Il fatto che la chiesetta richiamasse tantissimi di fedeli, fu probabilmente uno dei motivi che indussero il nobile Alessandro Gambalunga al rinnovamento a sue spese dell’intero edificio, che avrebbe ospitato la sepoltura sua e del padre Giulio.

Giovanni Laurentini detto l’Arrigoni, che aveva già lavorato in questa chiesa decorando la facciata esterna con un Giudizio Universale, dipinse a olio i ricchi sfondi del soffitto in legno intagliato con storie di Giuseppe e Maria.

La peculiarità artistica principale dell’interno dell’edificio erano però senza dubbio gli splendidi stucchi in stile barocco che ornavano ogni parte delle pareti e degli archi, realizzati da un povero artista itinerante, tale Giovanni Battista da Savignano, il quale fu ricompensato con 260 scudi e un paio di scarpe.

Visto il numero sempre maggiore di fedeli che animavano la chiesa, nel 1622 fu realizzata una nuova sala, che fu dedicata come oratorio al solo San Giuseppe.

Nel 1631 furono terminati i due sepolcri scolpiti in marmo voluti da Alessandro Gambalunga (morto nel 1619), posti uno di fronte all’altro nelle nicchie laterali della chiesa del Paradiso.

A causa di diritti di proprietà sollevati dai frati francescani, vennero in seguito demoliti sia il prolungamento della parte anteriore della chiesa, sia l’oratorio di San Giuseppe.

Dal 1809 al 1860 la chiesa del Paradiso fu adibita a Battistero, fino a che non ne venne costruito uno apposito.

Fonti: Arnaldo Pedrazzi, La Rimini che non c’è più; Stefano de Carolis, Learco Guerra, Rosanna Menghi, Le chiese perdute di Rimini.

 

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