Tu quoque, San Marino?
Colpo Gobbo: il Carroccio sbarca sul Titano
Per rabbonire Tremonti qualcuno ha pensato bene di farsi amica la Lega
Il territorio della Repubblica di San Marino, che gode di millenaria autonomia, in quanto a “geografia fisica” resta pur sempre un pezzettino di Nord Italia: il solo, fino a ieri, non ancora inquinato dai miasmi leghisti. Ma questa condizione di “ecologia politica” si è guastata giorni fa, col festoso incontro fra due suoi governanti, sia pure di rango inferiore, e tale Gian Paolo Gobbo, portaborracce di Gentilini, il caporione leghista di Treviso che vuol travestire gli extracomunitari da leprotti e far loro sparare dai cacciatori padani. Dietro all'incontro è facile scorgere l'astuta regia di Gatti, l'Andreotti-bonsai sammarinese che, in ossequio al suo cognome, impera da sette vite. Egli spera così di rabbonire Tremonti, il nume tutelare dei “leghisti di governo” che sta pericolosamente brigando per scoperchiare i tanti vasi di Pandora amorevolmente custoditi nelle banche del Titano.
C'è stato un attimo di imbarazzo quando Gobbo si è congratulato perché “San Marino non ha negri”. Informato che di Negri ce n'è uno, per di più vescovo di spiccate simpatie berlusconiane, si è subito corretto, chiedendo anzi di fargli sapere che se pure lui, come il cardinal Bagnasco, avrà un'oretta da perdere, Bossi sarà lieto di andargli ad spiegare «le radici cristiane della Lega», ben evidenziate su Facebook da suoi esponenti che hanno scritto: «I Vescovi devono tacere, sono una razza in estinzione»; «Immigrati clandestini: torturali! È legittima difesa».
Il gergo leghista è solo il rozzo Bignami del pensiero ufficiale del Governo sull'immigrazione, ribadito da Berlusconi a Tripoli, magnificando i respingimenti sommari dei tanti disgraziati mandati a marcire nei lager di Gheddafi, suo compare di trucco e parrucca. Tanta brutalità provoca l'accorata protesta perfino di un onesto fascista come Tremaglia, oltre che le obiezioni del “ben sorprendente” Fini; rispetto alle quali hanno però un altro peso le incocalite dichiarazioni di Gasparri, uomo di destra tutto d'un pezzo (di che cosa non sta bene dirlo).
Alla belligerante propaganda per la “sicurezza e la difesa”, l'apposito ministro dà ora il suo patriottico contributo: la reintroduzione della leva, sia pure in versione mini. Certo, il “La Russa che fu” avrebbe preferito per la nostra gioventù l'ebbrezza di “fucile e moschetto” a semplici “pillole di leva”; ma con democratico realismo si accontenta. Niente Figli della Lupa? Pazienza, bastano i Figli de La Russa. Non ci sono più i Giovani Balilla? Ecco qua i Giovani Bauscia, in camicia verde! A non far rimpiangere gli Avanguardisti saranno poi gli Avancazzisti, degli elegantoni in giacca e cravatta che cantano «meno male che Silvio c'è».
Niente a che vedere, però, con quei bellariesi che per far volare sulla Riviera il «Grazie Silvio. Italia amica» si sono tolti il pane di bocca, visto che le adesioni alla colletta promossa dal sempre-incavolato assessore Giorgetti provengono da categorie dove in tanti dichiarano redditi da fame.
Ma quell'iniziativa s'è rivelata un autogol: inevitabile, per chi associ di questi tempi il nome Berlusconi alla parola “amica”! Per di più il vento - non a caso spirava da sinistra - rendeva traballante e poco leggibile la scritta; così fra gli ombrelloni era tutto un chiedersi: “ma perché questa 'Ilaria' vuol far sapere a tutti di essere amica di Berlusconi”?
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