Tormenti di una notte di mezza estate
Una città che non dorme mai
Quando bisogna scegliere tra il trillo e lo strillo
Qual è stato il tormentone sonoro dell’estate riminese 2009? Dipende dalle zone. La linea di demarcazione è, come al solito, la stazione ferroviaria: verso il mare, impazzavano Lady Gaga e Bob Sinclair. Verso monte, la colonna sonora delle notti d’estate erano soprattutto i vagiti di neonati insonni e i telefonisti da davanzale. Sound controversi, perturbanti, che dividono pubblico e critica su una delicata questione estetico-musicale: all’una di notte rompe più le balle un neonato che frigna a distesa o una tizia che litiga al cellulare in dialetto? Anche in questo caso conta molto la sensibilità personale. Chi non ha figli, ma ha un cellulare e/o parenti residenti nel Centro-Sud, può trovare più insopportabile il pianto del neonato, e giustificare la signora o signorina che, nelle ore notturne, telefona ai familiari lontani affacciata al davanzale. E’ un fatto che in molte zone del centro storico c’è pochissima copertura di rete nelle parti più interne delle abitazioni, e i cellulari funzionano solo in prossimità di porte e finestre, possibilmente spalancate. Se si considera che il centro storico si sta spopolando, e gli appartamenti vengono affittati per lo più a studenti e lavoratori del Centro-Sud, notoriamente attaccati agli affetti lontani, si capisce perché nelle calde sere d’estate le viuzze e i cortili fra l’Arco d’Augusto e il Ponte di Tiberio palpitino di nostalgici bollettini in tutte le sfumature degli accenti apulo-campani. Chi ha avuto bambini, invece, è generalmente insofferente al telefonista da davanzale, ma in compenso è immune dal viscerale senso di angosciosa impotenza che può causare il pianto del neonato, perché è in grado di interpretarlo. Dove un profano percepisce solo un lacerante e insensato uè-uè, l’iniziato sa cogliere una richiesta, una protesta, o l’espressione di uno stato d’animo. Se nell’isolato un bimbo scoppia a piangere, lui capisce immediatamente, a diversi metri e pareti di distanza, se il problema sono le coliche gassose o l’acqua del bagnetto troppo fredda. Disgraziatamente, il genitore del neonato non è lui, ma uno sconosciuto che sta nel palazzo vicino. In genere si tratta del classico neo-genitore col foglio rosa, che potrebbe accudire un minore solo in presenza di una nonna o una suocera più esperta; lasciato senza assistenza non sa che pesci pigliare, e per zittire il pupo le prova tutte, tranne quella giusta. Bisogna dire che in poche settimane di full-immersion nel pianto infantile anche il genitore più imbranato acquista una certa competenza, e ben presto i pianti del bebè si fanno sempre più brevi e regolari. In certi casi diventano per i vicini una specie di orologio sonoro: c’è il pianto delle undici di sera, è ora di mettere fuori il gatto. In caso di dubbio, basta guardare il davanzale di fronte: se la fuorisede pugliese sta litigando al cellulare con il fidanzato, significa che sono proprio le undici di sera.
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