Se una sera di settembre a Rovereto
La suggestiva mostra fotografica su New York al Mart e la buona cucina della "Locanda delle tre chiavi" di Isera
Appunti di viaggio in Trentino
Sto girando l'Italia alla scoperta di buoni sapori e di bravi contadini, di prodotti eccellenti e di uomini e donne che hanno legato la propria vita alla terra. Sto scrivendo in presa diretta, giorno dopo giorno, il secondo volume del viaggio tra i "Sovversivi del gusto", il nome credo che spieghi tutto da solo. Ecco perché parlo di altri luoghi, distanti da Rimini, ma, in realtà neppure tanto perché di riminesi in Trentino ne capitano non pochi. Così chi si trovasse dalle parti di Rovereto (o cercasse idee per organizzarsi un viaggetto) potrebbe cogliere l'occasione per una visita al Mart, il sempre interessante museo di arte moderna e contemporanea, dove in questo momento, fino all'11 ottobre c'è, tra le altre, la mostra "Immaginare New York. Fotografie dalla collezione del MoMA", 140 scatti di gran fascino che raccontano la Grande Mela a partire dai primi del Novecento. Una selezione di immagini e autori che lascia col fiato sospeso e narra un pezzo d'America in modo quasi struggente.
Fino al 13 settembre, poi, c'è, sempre a Rovereto, la manifestazione chiamata "Terre", giornate gastronomiche e culturali legate alle comunità migranti presenti in Trentino.
Per cena ci si può spostare sulle alture della Vallagarina, risalendo i vigneti sulla sponda destra dell'Adige fino al paese di Isera, la capitale del Marzemino, vitigno simbolo del territorio. Qui c'è la "Locanda delle tre chiavi" di Sergio e Annarita Valentini. Lui, fiduciario trentino di Slow Food, è un terremoto di passione in sala e su è giù per le valli a cercare prodotti eccellenti; lei dietro le quinte a tradurre le idee in sapori, a dare un'anima alla materia. Tanto rimbalza di iniziative e racconti Sergio, tanto accarezza il palato Annarita con il susseguirsi semplice ed elegante dei piatti contadini e tradizionali di un Trentino che ha riscoperto da poco le proprie radici in cucina. Nel piatto, seduti a una tavola accogliente, sfilano il tortel di patate col Puzzone di Moena (formaggio dal nome inequivocabile), lo speck, la mortandela (si scrive così, non è un errore, è un grande salume della Val di Non), la ciuiga di San Lorenzo in Banale che è insaccato di rape e suino, la carne di cavallo affumicata... Poi burrosi e ghiotti strangolapreti, gigli (che sono una pasta locale fatta a mano) col ragù di luganega fresca, casonzei di segale della Val Venosta ripieni di erbe di campo, carne salada coi faglioli, brasato al Marzemino, salmerino (è un ottimo pesce d'acqua dolce) della Val Giudicarie, strudel con il gelato alla cannella... Gran chiusura di formaggi d'alpeggio. E i vini? Prima il Marzemino, poi gli altri, in gran parte regionali, tutti anche al bicchiere. Menu del territorio a 35 euro e possibilità di sostare con molto meno.
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