Alle “cappe” il primo era sempre lui

RIMINI - Notizie sport - mer 09 set 2009
di Enzo Pirroni

Storie e personaggi del nostro sport

La carriera di Walter Grilli, ovvero quando il calcio era una gioiosa avventura 

Non è la nostalgia dell’età dell’oro (quella della giovinezza, per intenderci), che mi porta a riandare sulle tracce di Walter Grilli, talentuoso giocatore riminese che dal 1964 al 1968 vestì, con onore, la maglia biancorossa, quella con il numero 11 e che deliziò, con le sue sorprendenti giocate l’esigente platea cittadina, è piuttosto il desiderio di rinverdire il ricordo di un atleta di classe sicura del quale ormai, purtroppo, soltanto i vecchi, ne possiedono la memoria. 

Negli anni 50, quando il prato della Sartona non era stato ancora interamente violentato dal cemento, noi bambini che abitavamo nei “palazzoni” di via Balilla, consumavamo le nostre ingenue giornate dando vita ad incessanti, per quanto improbabili partite all’ombra dello sbrecciato, tristissimo simulacro del “Pio Felice”. Lì, su di un prato gibboso, orribilmente calvo, Walter Grilli, giocando praticamente solo contro tutti, si muoveva regalmente quasi si trattasse di un cigno tra tanti paperi. Non tardarono i talent-scouts locali ad accorgersi di quel ragazzo esclusivamente mancino che con la palla tra i piedi riusciva a far tutto e che segnava montagne di goal con irriverente facilità. Ugolini (Cicco grande), lo portò alla Stella, la squadra parrocchiale del borgo S.Giovanni, e qui insieme ad altri compagni: (Sergio Santarini, Angelo Mazzoni, Paolino Bernardi (Straccio), Gilberto Garattoni ecc.) si avviò a diventare un vero giocatore di foot-ball che era, in fondo, la sua unica, fortissima aspirazione. 

Agli onori della serie C approdò definitivamente nel campionato 1965-66. A diciannove anni, Gilberto Alvoni che era subentrato a Romolo Bizzotto nella guida della squadra del Rimini, lo promosse titolare e lo schierò, in pianta stabile all’ala sinistra. Era quello un Rimini dalle poche ambizioni. Accanto agli inossidabili Scardovi, Perversi, ruotava una masnada di ragazzi dai volti nuovi: Santarini, Jacobini, De Marchi, Di Virgilio, Barbiani. La salvezza fu raggiunta totalizzando 29 punti. Walter segnò 4 reti. Il suo sogno si era avverato: ora poteva considerarsi un giocatore a tutti gli effetti. Nella squadra della sua città continuò a giocare fino al termine del campionato 1967-68. Venne quindi ceduto al Brescia insieme al compianto Bertini. In terra lombarda seppe farsi onore, tenendo fede alla sua fama di uomo veloce, tecnicamente avveduto, scaltro ed opportunista. Passò infine alla Torres Sassari. In Sardegna, in quegli anni, imperversava il Cagliari di Manlio Scopigno e Gigi Riva era l’eroe eponimo di tutta l’isola. Walter Grilli, seppe ritagliarsi un suo spazio in una terra, tra una popolazione, che non aveva occhi che per il fuoriclasse di Leggiuno. Dopo un triennio trascorso in Sardegna, Walter, riapprodò nel “continente” e questa volta fu la Toscana ad accoglierlo. A suon di gol permise alla Pistoiese di ritornare in serie C. In breve divenne l’idolo dei fieri e mordaci supporters che da un pezzo avevano abbandonato, nei loro conversari, la dolcezza dei versi propria di un loro poeta conterraneo: lo stilnovista Cino.  

Walter Grilli si meritò la stima degli sportivi attraverso gesti comportamentali di grande pudicizia, di rigoroso impegno e di infinita umiltà. Gesti che, purtroppo, non appartengono più alla semiologia di questo paese, ma che soltanto fino a qualche decennio fa, permettevano ad un giovane calciatore, di non dimenticare le proprie origini e di far sì che senza stress (parola sconosciuta), senza disperazione prendesse la vita di petto, col coraggio della quotidianità, riuscendo a divertirsi lavorando. Non credo che Walter Grilli si sia arricchito giocando a pallone. D’altra parte il suo modo di intendere e vivere il calcio era goliardico, istintivo ed ingenuo come lo era tutta quella avventurata generazione che aveva avuto i natali all’indomani della seconda guerra mondiale. Questo ritratto, per nulla esaustivo, vuol essere un piccolo omaggio ad un amico, ad un vecchio compagno di scuola. Per me, la grandezza di Walter Grilli, è legata soprattutto ad un ricordo: da bambini, nel momento topico della formazione dei gruppi, allorché si facevano le “cappe”, il primo ad essere scelto era lui. Sempre ed esclusivamente lui. Credete non era un merito da poco. 

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