RIMINI Poveri ma contenti

RIMINI - Notizie Prima Pagina - mer 05 nov 2008
di Stefano Cicchetti
[{L’Italia, uno dei Paesi più divertenti del mondo} Ma la recessione non si ferma con gli illusionismi] Dunque il battello di salvataggio per l’Alitalia è pieno di falle e non è affatto scontato che il baraccone resti a galla. Dunque i rifiuti della Campania sono ancora per le strade, salvo che nel ripulito centro di Napoli, dove avevano stazionato giusto il tempo per i primi piani televisivi; e ancora non si sa bene dove metterli. Dunque i tremila soldati sguinzagliati per le strade insieme a poliziotti e carabinieri, hanno prodotto finora una media di 30 arresti al mese; o almeno parrebbe, perché dal 5 settembre non se ne hanno più dati, se non l’assicurazione del ministro Maroni che il contingente “sarà presto raddoppiato”. Nel frattempo, i reati continuano a diminuire alla stessa media, immutata negli ultimi vent’anni. Dunque le tasse non caleranno e sarà difficile anche sgravare le tredicesime. Anzi, dalle nebbie del federalismo fiscale si affacciano minacciosi spettri di ulteriori tributi locali. Invece, la recessione, sebbene inventata dai media catastrofisti, avanza imperturbabile. Invece, mentre la crisi finanziaria mondiale non avrebbe dovuto avere effetti sull’economia reale, qui, a Rimini, l’SCM mette in cassa integrazione metà dei dipendenti. Invece le banche italiane, per quanto al riparo dai crack anche senza bisogno dei capitali pubblici, devono stringere i cordoni della borsa. E ottenere prestiti è sempre più difficile, perché manca il liquido e si richiedono sempre maggiori garanzie. Il presidente Berlusconi ha ragione: il pessimismo è la peggiore delle medicine. Riesce più difficile condividere il suo pensiero quando ci vuole convincere che la cura migliore sia l’illusionismo. Tremonti quando taglia la scuola, lo dice; il suo superiore, nel controfirmare il decreto sostiene che “i tagli non esistono”. Eppure i sondaggi documentano una fiducia stratosferica verso Berlusconi. Ma sarà il Berlusconi che convoca un vertice delle forze dell’ordine per sgomberare le aule occupate, o quello che un attimo dopo precisa “mai parlato di polizia nelle scuole?”. Probabilmente tutt’e due, perché il bello del personaggio è proprio questo: potersi smentire in tempo reale, anche perché i canali per farlo sono tutti suoi. Tutto ciò in effetti è molto divertente. Solo che i guai che ci attanagliano non hanno, purtroppo, il minimo senso dell’umorismo. L’ultima settimana del mese possiamo ridere a volontà, ma il portafogli resta vuoto. Gli sketch si susseguono ad una frequenza encomiabile, ma ciò nonostante la banca il mutuo per la casa o il capannone non ce lo dà più, a meno che una casa o il capannone non ce l’abbiamo già. Soprattutto il panorama del credito è quello che fa passare la più volenterosa delle allegrie. Perché se circolano meno soldi, si ferma tutto. Il 98 per cento delle imprese italiane sono medie, piccole o piccolissime. Se vanno male, non possono sperare in alcun piano di salvataggio straordinario, in nessun aiuto paragonabile a quello sempre pronto per le grande imprese o le grandi mangiatoie di stato. Chiudono e basta. Cosa farà il governo per queste imprese, che sono la vera spina dorsale dell’Italia e anche, finora, del consenso tributato al premier in carica? E cosa farà per rimettere in qualche modo in moto i consumi delle famiglie, quando si annuncia un Natale a castagne e carbone? A parte l’arrivo di Beckham, ancora non è ben chiaro. Ma aspettiamo fiduciosi, di sicuro non ci sarà da annoiarsi.

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