Erri De Luca e l’imprecisione della poesia
Intervista allo scrittore che è stato protagonista di Assalti al Cuore Off
Il 10 settembre a Riccione presenterà “Il giorno prima della felicità”
Nato a Napoli da "una famiglia di borghesi impoveriti dalla guerra", classe 1950, scrittore di culto anche all'estero, soprattutto in Francia, con fama eroica di alpinista; ex operaio, fattorino, magazziniere, camionista, muratore, rivoluzionario e fotografo, Erri De Luca pubblica il primo libro a quarant'anni a cui seguono quaranta romanzi, tre raccolte poetiche, due testi drammaturgici e diverse traduzioni dall'ebraico antico, dall'yiddish e dal russo (lingue che ha studiato da autodidatta). Già ospite a Rimini per la riduzione drammaturgica de In nome della madre e per le presentazioni dei suoi romanzi, è stato protagonista di Assalti al Cuore off per parlare di poesia insieme ad Ennio Cavalli e a Marco Pivato (4 settembre) e il 10 settembre presenterà, a Riccione, il suo nuovo romanzo Il giorno prima della felicità (Villa Mussolini, ore 21.15). Col suo tono pacato e il suo eloquio sintetico mi racconta della sua vita a Roma ("abito in campagna" sottolinea) fra le letture in ebraico antico del mattino ("mi sveglio intorno alle 5") e le scalate nelle falesie.
Quali sono i poeti che hanno influito maggiormente sulla sua scrittura?
“La mia scrittura è qualcosa che combino, non posso stabilire una provenienza. Non c'è parentela né convergenza fra il me scrittore e il me lettore”.
Come è nata l'esigenza di scrivere poesie?
“Sono uno scrittore di prosa. La poesia è una licenza che mi prendo quando ho bisogno di scrivere racconti molto brevi, molto chiusi. La poesia è il formato telegrafico del racconto. Un'approssimazione breve di cui, a volte, sento l'esigenza”.
“Per chi scrive storie all’asciutto della prosa, l’azzardo dei versi è mare aperto”, lei scrive in Opera sull’acqua.
“Non governo la rotta nella poesia, non controllo la navigazione. Posso dire della mia pagina in prosa che meglio di così non saprei scriverla, ma per quanto riguarda i miei versi direi che sono soltanto approssimazioni per difetto della poesia, imprecise e infinitamente migliorabili”.
Autore poliedrico: dalla narrativa alle traduzioni bibliche alla saggistica d'impegno politico. C'è un punto di convergenza tra esperienze letterarie così diverse tra loro?
“No, nessuno. Sono parti diverse del cervello che non collimano”.
Com’è nato in lei l’interesse per l’ebraico antico, la lingua della Bibbia?
“Ho avuto un rapporto fisico con quella lingua, mi ha consolato e nello stesso tempo ha approfondito le distanze con Dio. E' una lingua che ho imparato da autodidatta, leggo i testi antichi al mattino o alla sera, prima di addormentarmi”.
Molti suoi romanzi hanno un'ambientazione mediterranea, napoletana e, dunque, sembrano nascere da una forte spinta personale e autobiografica. Tuttavia, lei da Napoli se n'è andato. Perché?
“Me ne sono andato per motivi strettamente personali ma anche perché Napoli si sente acutizzata la malattia del nostro paese: c'è una classe politica in cui l'interesse privato prevale su quello pubblico”.
Torna volentieri a Rimini?
“Si, Rimini mi piace per l'entroterra e per il suono della parlata romagnola ma non, da buon Tirrenico, per il mare”.
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