Le fatiche di un tempo

Rimini - Notizie Zeinta de Borg - mer 26 ago 2009
di Redazione

I ricordi della signora Arsa

Quando mangiare e lavarsi erano problemi quotidiani

La sig.ra Arsa, noto personaggio del Borgo San Giuliano, mi raccontava le condizioni di vita e come si viveva nelle abitazioni, dove non c’erano i servizi igienici, per cui immaginiamo cosa potesse essere la vita delle persone. Al mattino prestissimo passava per le vie della città Anzulein, un dipendente comunale, col suo somarello e il suo carretto, con cui trainava una botte. Annunciava il suo arrivo urlando “boccalini… donne boccalini!” e le donne arrivavano con i loro recipienti da svuotare.

Nelle case, l’acqua non c’era nemmeno per il bucato: si faceva sugli argini del Marecchia nelle mastelline di legno con il sapone. Era dura ma ci si adattava, mentre si lavava si parlava e si cantava per stare in allegria e alla fine il bucato profumava di lavanda. Per bere e pulire la casa, si andava a prendere l’acqua al pozzo, chi l’aveva, o fino alla fontana della Pigna, “che aveva l’acqua più buona di Rimini”, come dicono ancora gli anziani.

Per accendere le stufe per cucinare e scaldare la casa, invece, si andava a comprare il carbone dalla Carbonaia in via Ducale, mentre i ferrovieri erano più fortunati perché lo prendevano nei depositi della stazione.

Rimediare da mangiare per le donne era un problema, perché i soldi erano contati e spesso si mangiava la Mnèstra Vedva (minestra scondita), la piada e tanto pesce che portavano gli uomini quando andavano a pescare.

La sera gli uomini erano sempre molto stanchi, perché lavoravano molto e facevano mestieri di fatica come il carrettiere, lo scariolante o il muratore. Anche i bambini spesso lavoravano con i padri e solo chi aveva soldi poteva andare a scuola e giocare.

Però le persone erano felici. Le sere d’estate ci si incontrava fuori casa con le sedie per parlare e stare in compagnia, mentre d’inverno per il freddo e per non consumare carbone si andava tutti a letto presto. Così terminavano le lunghe giornate dei riminesi nei borghi.

 

Claudio Cupi 

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