Se ti prendo ti sdrino

RIMINI - Notizie cultura - mer 26 ago 2009
di Stefano Cicchetti

Le nostre parole

Nessun dubbio sul significato, ma la ricerca delle origini porta alle risposte più inattese

«Sdrenare: spossare, verbo transitivo: “oh, sta gente oggi m’ha sdrenato”. Dialetto: sdrenè. Si confronti la voce drenare “prosciugare completamente”.» Così Fabio Foresti in “Quella nostra sancta libertà: lingue, storia e società nella Repubblica di San Marino” (1998).

Il che equivale ovviamente al riminese sdrinè, tuttora ampiamente utilizzato anche dai più giovani nelle italianizzazioni sdrinare, sdrinato. La forma sdrenè pare però più diffusa, comparendo a nord a Russi come a meridione nel Dizionario Urbinate del Tiberi: «Sdrenè: Sderenare o Sdirenare.  Sfiancare.  A forsa da spaché la legna me so sdrenàt.»

Ma, come si vede, le spiegazioni  sull’origine della parola già divergono: a San Marino si guarda a drenare, mentre a Urbino a quello sderenare che del resto viene usato nella vicina Toscana, e già alle Balze di Verghereto, con il significato di “spaccare la schiena”. Piccole differenze che conducono a etimologie lontanissime fra loro.

Drenare, spiega infatti il Devoto-Oli, viene dal francese drainer che a sua volta si deve dall’inglese (to) drain, evidente filiazione di dry, “secco, asciutto”. Drained almeno fin dal 1660 significa anche “esausto, spossato”.

Invece, «I dizionari etimologici – riferisce Stefano Bartezzaghi nella sua rubrica su La Repubblica - non lasciano dubbi: "sderenare", o forse meglio "sdirenare", viene da "reni" e si usa soprattutto nel senso estensivo di "sfiancare". "Sderenare" era parola molto amata dal poeta e scrittore di viaggi Pietro della Valle (1586 - 1652): «Gli stessi re non possono... non consumare in queste adorazioni sette e ore ogni giorno con tanti inchini, con tanti prostramenti, e sì fatte faticose cerimonie che è cosa da sderenare ogni robusto galant' uomo».

Di qui sdirrinà, in Abruzzo come in Gallura, e il romanesco sderena', “Rompere i reni per fatica o altro più concreto”, come spiega sghignazzando un glossarietto di Bassano Romano. Nello stesso alveo il fiorentino sdrenare, “distruggere, disfare, rovinare”.

Ma come la mettiamo con lo sdrenar di San Michele all’Adige, nel Trentino, il cui significato ci suona tanto familiare? Lassù vuol infatti dire “picchiare forte”, quando qui ben sappiamo in che compassionevole stato si trovi un malcapitato “sdrinato di botte”.

Non bastasse il dilemma fra le reni e i drenaggi, ci si può inoltrare nel campo di strinare, antichissimo vocabolo che il Sabatini-Coletti illustra così: “Bruciare alla fiamma la peluria residua di polli e uccelli; fiammeggiare; bruciare la biancheria stirandola; bruciacchiare: s. la camicia. Dal sec. XIV”. Il De Mauro aggiunge: “Regionale centrosettentrionale (di caldo o freddo eccessivi) per seccare, inaridire”. E il Pianigiani: “Figurativamente: estenuato, consumato”. Siamo dunque tornati dalle parti di dry?

Se non che strinare ha ben altre ascendenze. Non barbaricamente anglosassoni, ma classicamente latine. Viene infatti da ustrina, che presso i Romani era il luogo dove si bruciavano i morti. Una semplice buca fuori città, per i più poveri. Oppure un fastoso apparato come quello descritto da Svetonio per la cremazione di Giulio Cesare: “..fu eretto il rogo in Campidoglio vicino alla tomba di Giulia, fu costruita una edicola aurea, ispirata alle forme del tempio di Venere, e in esso fu collocato un cataletto d’avorio ricoperto di porpora con esposta a trofeo la veste che Cesare portava al momento dell’assassinio”.

Quanto all’etimologia, siamo nel segno di urere, bruciare. Che discendendo dalla radice sanscrita us-aus – “ardere, splendere” - disvela le più diverse e imprevedibili parentele di vocaboli: lasciando stare quelle con parole dell’antico tedesco, del proto-scandinavo, del lituano, del prussiano, del celtico, del greco, ci limitiamo a elencare le italiane aurora, Aurelio, Austro, eliaco, Est, oro, urna, Vesta, Vesuvio. E perfino con Euro, ben prima che divenisse moneta sonante, ma quando ancora era solo un gradevole venticello spirante da oriente.

 

commenti

Chiamamicittà - via Bonsi, 45 - - 0541 780332 - Fax 0541 784170 - info@chiamamicitta.net
Codice Fiscale-P.IVA 02 410 730 408 - Reg. Imprese Rimini n° 02 410 730 408 Capitale Sociale euro 35.000,00 i.v.
Copyright ©2013  - č