La mia estate... al fresco!

Rimini - Notizie Zeinta de Borg - ven 07 ago 2009
di Redazione

Il cammino iniziato al Passo della Calla fino all'Eremo di Camaldoli, attraverso la foresta, rese indimenticabile una mia estate.

Passi, i miei, prima leggeri e baldanzosi, all'andata, poi pesanti e faticosi, al ritorno. A Poggio Scali (1520 m.), situato a metà percorso, arco aperto su fitti abeti e faggi, scattai foto a verdi visioni di infinito. Non le feci all'Eremo, preferii "portarmelo dentro".

Oggi, dopo tanti anni, sono ancora qui, nel ventoso Passo, che a 1296 m. divide la Romagna dalla Toscana, a cercare sollievo da questa bollente estate.

Davanti a me si apre quel cammino, che evocò in me il fascino delle grandi traversate e le fatiche degli antichi pellegrini e che oggi non sarei più in grado di sostenere (8 ore!). Un cartello dice: Sentiero la "Giogana". Il nome deriva dalle antiche vie dei legni dove buoi "aggiogati", nell'800, trainavano su monumentali slitte i tronchi di abete delle Foreste Casentinesi appartenenti al Granduca di Toscana.

Faccio trascorrere tranquillamente il tempo con un filo d'erba in bocca, osservo un calabrone che succhiando un fiore lo fa dondolare, e alla stessa maniera "dondolano" anche i miei pensieri, i miei ricordi. Assaporo ancora la soddisfazione per la meta raggiunta, per il gusto del panino e della fresca acqua alla fonte, per la mistica atmosfera provata al Sacro Eremo (fondato da San Romualdo ai primi del XI secolo) che mi alleggerì il cuore ed il ritorno. Assaporo i lunghi, silenziosi riposi a leggere Ken Follett in quell'albergo-baita alla Burraia (verso il Monte Falco (1658 m.), tutto di legno, con servizi essenziali, ma che ospitalità e cucina sontuose rendevano come un "5 stelle". Ricordo che affrontavo anche i sentieri del Crinale, curiosa di vedere cosa c'era al di là, verso la Toscana, e quando mi sentii "regina dei due mari" nello scorgere il Tirreno e l'Adriatico.

Ora soggiorno a Campigna (1268 m.) in un hotel con piscina, dove tra gli alberi brillano numerosi "Suv", dove ronzano telefonini, strillano bambini, chiacchierano o guardano la tv oziosi, pingui adulti. Ma se entro nel fitto del bosco, lì, a due passi, posso leggere in pace il monumentale V. Grossman, osservare i cavalli della Forestale e godermi un gran bel fresco!

Nel piccolo Museo c'è un esemplare di lupo imbalsamato dagli occhi d'un insondabile azzurro, come quello visto vivo anni fa. Anche un maestoso cervo, che scorsi di notte. Che siano loro?

Percorro spesso il "Sentiero dei Sensi" o "Passeggiata del Granduca", dove leggo i versi del poeta Dino Campana, scritti nel 1910:

"La sera scende dalla cresta alpina/ e si accoglie nel seno verde degli abeti./ Dal viale dei tigli,/ io guardavo accendersi una stella solitaria sullo sprone alpino/ e la selva antichissima addensare l'ombra e i profondi fruscii del silenzio"/.

Alzo gli occhi e vedo una trasparente luna "diurna". Sta passandole davanti un aereo...

Loro, lassù, si godono ancora più fresco!

Franca Fabbri

 

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