RIMINI L’Islam figlio della Grande Madre?

RIMINI - Notizie Cultura e Teatro - mer 05 nov 2008
di Lorella Barlaam
[{Il libro di Pier Luigi Nicolò “Da Cibele a Maometto - Storia della Pietra Nera della Mecca”} Lo studioso riminese avanza un’ipotesi affascinante ] E’ appena uscito per i tipi della società editrice “Il Ponte Vecchio” il libro di Pier Luigi Nicolò “Da Cibele a Maometto - Storia della pietra nera della Mecca”. Un saggio? Piuttosto un lungo viaggio (la stesura è durata dieci anni) attraverso mito e storia, che parte dall’arrivo ad Ostia della Pietra Nera, il simulacro “caduto dal cielo” di Cibele, la Grande Dea Madre frigia, per arrivare all’Islam, alla misteriosa Pietra Nera venerata alla Mecca. L’autore, laureato in Storia Antica all’università di Bologna, è noto agli addetti ai lavori per gli studi sulla figura di “Anubis” del mosaico pavimentale custodito al museo di Rimini. Il libro è diviso in due parti, due percorsi convergenti. A far scoccare la scintilla, il libro di Dumezil sulla religione romana arcaica, trovato su una bancarella. In esso è citato il passo di Tito Livio (29,14) sull’arrivo a Roma della “Pietra Nera”, proveniente dal santuario della {Magna Mater} di Pessinunte, che i Libri Sibillini avevano profetizzato sarebbe stata d’aiuto ai Romani contro le devastazioni di Annibale. Una pietra ovoidale, secondo la descrizione di Arnobio. Era il 204 a. C., e il culto di Cibele e del suo consorte Attis erano destinati sotto Claudio (I sec.) a diventare il culto misterico più importante dell’Impero romano. Il secondo percorso è la ricerca sulla Pietra Nera della Mecca, a forma di uovo e della dimensione di una testa umana, che una raffigurazione del XIV sec. mostra sorretta da Maometto e alcuni personaggi. Non esistono testimonianze certe dell’origine di questa Pietra Nera, fatta risalire al tempo di Adamo. Anche il Corano non ne parla mai. Si sosteneva fosse piovuta dal cielo e che, bianca in origine, sarebbe diventata nera per i peccati degli uomini. Due Pietre sacre uguali, due aeroliti il cui culto è separato dalla distanza di secoli, sono l’enigma che l’autore segue attraverso il labirinto del tempo. La prima ipotesi è che la Pietra Nera fu sottratta dai sacerdoti evirati di Cibele quando il culto fu romanizzato (I sec.), e portata a Petra. Dopo la conquista romana della Nabatea, di nuovo la Pietra mosse verso il deserto, verso la Mecca. Che già in epoca preislamica era un centro commerciale con un tempio importante, la Kaaba, dedicato al culto di diversi dei. Tra cui potenti divinità femminili, il cui profilo coincide con quello della Grande Madre frigia. Ma la testimonianza di Arnobio (IV sec.), che attesta la presenza della Pietra a Roma, rimette tutto in discussione. Nicolò supera l’{impasse} con una ulteriore riflessione, spostando in avanti il “viaggio” della pietra a dopo l’editto di Tessalonica (380), forse per mano di gruppi gnostici: “L’influenza del pensiero gnostico è rintracciabile anche in terra di musulmani” chiosa l’autore. E attraverso l’esame comparato dei culti, lo studio critico dei documenti e l’esame delle vicende culturali e storiche riesce a individuare un percorso di continuità che dagli antichi adoratori frigi, attraverso le sette gnostiche Ofitiche si ricollega ai culti degli arabi pre-islamici. E a stabilire l’identità delle due Pietre. Un libro attuale, per la possibilità che offre di ampliare il dibattito spesso unilaterale sullo “scontro di civiltà” odierno, un libro gradevole, per il linguaggio piano e discorsivo.

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