RIMINI Un canto d’amore per un mondo che sta scomparendo
RIMINI - Notizie Cultura e Teatro - mer 05 nov 2008
di Claudio Costantini
[Gino Valeriani “Farfalle nella neve”]
“Tutto cresce in fretta in queste colline. All’ultima fiera il parroco ha benedetto prima i trattori... Noi al primo maggio si andava a benedire le vanghe, le braccia e le mani”. Tutto, in poche decine d’anni, è cambiato in quella campagna fatta di calanchi e colline da cui si vede il mare. Un ambiente dove molti ancora si possono ritrovare per proprie esperienze di vita o per i racconti dei padri e dei nonni. Diana ed Ettore hanno fatto in tempo a vedere ed in qualche modo a vivere il prima “quando tutto era campo e lavoro, la terra vita, casa e rifugio” ed il dopo dell’abbandono dei campi e “per addormentarsi parlavano del grano che verdeggiava...” Un amore il loro, una tacita comunione, descritta con i colori della natura, con il canto degli uccelli, col verde argenteo degli ulivi: “i campi avevano linee snelle e fianchi di fanciulla”. Ettore e Diana ripercorrono i sentieri della vita dei campi e le case diroccate ritornano a vivere, le vigne a dare i frutti, e i personaggi dei ricordi riprendono vita, e così la fatica del lavoro e della casa. “Da quando aveva tolto l’abito da sposa non aveva fatto altro: marid cus che a vò da fè? C’è da mungere la pecora, preparare la cena, il bucato...” Qualche volta come quando si finiva di trebbiare si faceva festa sull’aia con musica, danze, sguardi e incontri: “ieri alla festa Maria e Toni si sono fidanzati... Da sotto i piedi nudi e i sandali schizzava via la polvere ad ogni passo mentre la fisarmonica suonava...” I due protagonisti sono riusciti a far rivivere un mondo che è scomparso, un mondo fatto non solo di lavoro e di terra che richiedeva se non sudore e fatica, ma di uomini, donne bambini. Un “popolo” che nonostante tutto è stato capace a dar vita al luogo dove abitava, a costruire cultura e sentimenti. E trasmetterli poi a coloro che sono andati via nelle città del mondo dove “si lavora otto ore al giorno, la città della luce e della libertà ... smettila di sognare e zappa che non viene nessuno a zappare per te”. Ettore e Diana non si sarebbero incontrati se non avessero avuto dentro i sentimenti di quel mondo. Un patrimonio che permette ancora a molti di non perdersi fra i mille richiami delle metropoli. Nessuno ha mai visto le ‘farfalle nella neve’ come nessuno potrà far rivivere quel mondo dei campi scomparso. La civiltà contadina, la sua cultura del vivere si è però trasfusa in milioni di uomini e donne e la si ritrova nelle persone della città come in Ettore e Diana.
Gino Valeriani ha scritto diversi libri alcuni per ragazzi, ma i più sulla civiltà contadina come coordinatore del gruppo di ricerca storica della documentazione orale. Con “Farfalle nella neve” Valeriani ha voluto comporre un’opera lirica e le sue parole, le sue descrizioni si tramutano in suoni ed immagini, in colori, in affreschi. Quasi un aedo di un mondo che ha riempito le poesie di molti e grandi poeti, ma non i libri di storia. Un mondo che è ritornato vivo nell’amore di due giovani che sanno cogliere la luce e le ombre delle colline, del cielo e del mare.
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