Se dici donna dici sedia

RICCIONE - Notizie healthness - ven 07 ago 2009
di Redazione

“Women and chairs”: una mostra di Fethi Atakol, artista del riuso

“Ho raccolto oggetti buttati per strada per reimpiegarli in una rappresentazione dell’universo femminile”

Nell’evoluzione del suo lavoro d’artista e sull’onda della filosofia del riuso, il riminese Fethi Atakol ha creato una nuova linea di opere in cui ha voluto conciliare il bello e il sociale. Il risultato è una mostra dal titolo “Women and chairs” realizzata in occasione della collettiva d’arte contemporanea ed esposta nel Palazzo del Podestà a Rimini nel mese di maggio, nell’ambito di “Manifesta, il lavoro delle donne”, iniziativa promossa dal Comune di Rimini. Alcuni pezzi di questo nuovo percorso artistico di Fethi Atakol sono ora esposti nei locali del multistore Block 60, in via Milano 60 a Riccione, dall’1 al 30 agosto; altri saranno nel club NoMi dell’hotel Duomo, in via Giordano Bruno 28 a Rimini, a partire dal 15 agosto. In questa sede ogni pezzo della mostra “Women and chairs” sarà abbinato ad un abito creato dalla stilista Ketty Ceccarini.

Come nasce questo tuo nuovo lavoro?

“Sono partito da una richiesta, che mi è stata fatta, di creare un’opera riguardante il mondo delle donne. A tal proposito mi sono ricordato di uno schizzo, pensato e disegnato nel 2006, che rappresentava, attraverso l’elaborazione di una sedia, la problematica dell’anoressia femminile.

Rivedendolo e rielaborandolo, all’interno del nuovo percorso che stavo intraprendendo, ho pensato che potevo rappresentare alcune situazioni o caratteristiche legate alle donne, attraverso la trasformazione di sedie da buttare, raccolte in giro nella città di Rimini. Ho così iniziato a creare un vero e proprio percorso che è in continua evoluzione”.

Perché proprio una sedia per rappresentare una donna?

“Perché la sedia vuol dire ospitalità, accoglienza, caratteristiche tipicamente femminili. Inoltre la sedia sostiene, sorregge e la donna, per sua natura, è portatrice di vita e capace di sostenerla, farla crescere, nutrirla”.

Quindi che tipologie di donne-sedia hai rappresentato?

“Nella sedia ‘light ball’ la struttura di una sedia imbottita è stata appesa, capovolta, ad una palla luminosa. Qui mi sono ispirato a quelle donne fortemente aggrappate alla luce intesa, in senso spirituale, la luce di Dio. E l’essere proiettate verso e affidarsi completamente a Dio, per la normalità significa essere ‘capovolti’, in un certo senso andare contro corrente, avere altre priorità di vita.

Con la sedia ‘gomitolo’, invece, ho voluto rappresentare la capacità delle donne di ‘raggomitolare’, tenere insieme le cose, le relazioni, le persone, attitudine questa non fine a sé stessa ma per gli altri, soprattutto nell’ambito familiare. Il filo, infatti, rappresenta i vari eventi, lo scorrere della vita, concetto espresso dal fatto che il gomitolo, mano a mano che si arrotola cambia forma e ogni volta lascia un segno diverso. Il colore rosso del gomitolo, infine, è stato pensato proprio come il ‘fil rouge’ della vita, che la donna sa tenere e condurre.

Con l’opera intitolata ‘frammenti’ ho cercato di rappresentare la spaccatura interiore delle donne che subiscono violenze domestiche, ma che nonostante ciò non riescono ad abbandonare l’uomo che le maltratta. I vari frammenti di questa sedia sono infilzati da una forchetta, oggetto domestico innocuo la cui funzione d’origine è quella di aiutare a nutrire, ma che in quest’opera si trasforma in arma”.

Quale sarà il tuo prossimo lavoro?

“Riflettendo sul mondo femminile sono emersi degli aspetti di forza e di fragilità della donna. Questo mi ha portato a pensare che sia doveroso fare una riflessione anche sul mondo maschile. Pertanto il mio prossimo lavoro sarà un’indagine sulle varie espressioni maschili, utilizzando rigorosamente oggetti del quotidiano che vengono buttati”.

M.S.

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