Cino Ricci, uno di noi

RIMINI - Notizie attualità - ven 07 ago 2009
di Stefano Cicchetti

Nato sotto il segno del pesce luna

“Mia babbo ha costruito la Novarese e io lavoravo sui cutteroni alla foce dell’Ausa”

Diciamo la verità: con quel suo accento un po’ così, fra il forlivese e il cervese, i riminesi provano tanto orgoglio quanta sorpresa nel leggere le note biografiche di Cino Ricci, “nato a Rimini il 9 settembre del 1934”. Ma insomma, il grande velista è dei nostri oppure no? L’unico modo per togliersi il dubbio è chiederlo all’interessato. Che dichiara una volta per tutte: “Certo che sono riminese. Per l’esattezza sono nato a Miramare, in una villetta che ormai non esiste più. Abitavamo lì perché mio babbo stava costruendo la colonia Novarese. Infatti diversi sindaci di Rimini hanno promesso di invitarmi all’inaugurazione, quando il restauro della colonia sarà finito. Solo che sono vent’anni che me lo dicono, di sindaci ne sono passati parecchi, adesso c’è un cantiere aperto, speriamo che sia la volta buona”.

La famiglia Ricci si trasferì poi a Forlì, dove Cino sarebbe cresciuto. Ma l’essere nato a Rimini per lui non fu solo una nota anagrafica, ma un segno del destino, tanta fu sempre grande in lui l’attrazione per il mare. “Nell’anno che sono nato, il 1934 – racconta ancora Ricci - sulla spiaggia della Barafonda si arenò un gigantesco pesce luna. Fu un fatto che fece scalpore e finì anche sulla Domenica del Corriere, con una di quelle copertine illustrate da Walter Molino. Per quello la mia mamma mi diceva sempre: ‘te non sei nato sotto un cavolo, sei nato sotto il pesce luna’. E io quella copertina della Domenica poi l’ho ritrovata e l’ho sempre conservata come fosse il mio certificato di nascita”.

Infatti a nessuno è riuscito di tener lontano Cino dal mare. Appena può va a fare il pescatore a Cervia e Cesenatico. “Quella volta per arrotondare – continua lo skipper – i pescatori d’estate lavoravano un po’ con i turisti. Io andavo con i ‘cutteroni’, quelle barche lunghe a fondo piatte, con la vela latina e un fuoribordo, che si usavano prima delle ‘spiaggiarole’, le motonavi per le gite lungo la costa. Col mio cutter facevo base alla foce dell’Ausa. In quel periodo abitavo vicino a piazza Tripoli”.

Solo nel 1965, a trent’anni suonati, Cino Ricci potrà iniziare la sua straordinaria carriera nella vela agonistica che lo porterà al timone di Azzurra, la prima barca italiana all’America’s Cup.

Ma uno che come lui ha visto tutti i mari del mondo, cosa prova di fronte a un piccolo specchio d’acqua come l’Adriatico? “I mari sono tutti uguali – sentenzia Cino – nel senso che l’acqua che ti può affogare è sempre la stessa. Nessun mare va snobbato e preso sottogamba. Allo stesso modo, qualsiasi mare ti può regalare la grande avventura, quella che ricordi tutta la vita. Quando mi trovo con gli amici, e magari abbiamo bevuto un po’, ci raccontiamo le nostre storie e salta fuori che uno l’avventura l’ha avuta davanti al molo di Rimini o proprio alla Barafonda. Non c’è mica bisogno di andare fino a capo Horn”.

 

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